ATTUALITÀ
09 luglio 2026

Impatto degli anticoagulanti orali diretti e degli antagonisti della vitamina K in terapia parodontale non chirurgica

Biancucci P.

Il recente studio “Do We Really Know How to Manage Anticoagulated Patients for Periodontal Nonsurgical Therapy? An Observational Cohort Study” a firma di F. Berton, A. Rapani, F. Costantinides, V. Nicolin, D. Cuhureanu, R. Di Lenarda, pubblicato il 2 giugno 2026 su International Journal of Dental Hygiene, ha valutato l’impatto degli anticoagulanti orali diretti (DOAC) e degli antagonisti della vitamina K (VKA) sugli eventi emorragici intraoperatori e postoperatori, sia durante e sia dopo la terapia parodontale non chirurgica.  

Tale lavoro è nato dall’osservazione della crescente diffusione dei DOAC nei pazienti odontoiatrici in un contesto carente di evidenze scientifiche specifiche, assenza di Linee Guida o consensus sulla gestione dei pazienti anticoagulati sottoposti a terapia parodontale non chirurgica, questione di notevole rilevanza clinica e medico legale. I 120 pazienti arruolati, maschi e femmine, erano affetti da patologie cardiovascolari in terapia anticoagulante cronica con DOAC o VKA, di età media intorno ai di 75 anni. La valutazione del sanguinamento è stata effettuata sia durante la fase intraoperatoria sia nei minuti immediatamente successivi all’esecuzione di scaling sopra gengivale nei pazienti con gengivite e, nei casi con parodontite, l’associazione di scaling e root planing sopra e sotto gengivale, utilizzando una classificazione in tre livelli (lieve, moderato, elevato) definita in base alla durata e alla controllabilità del sanguinamento.

Lo studio ha evidenziano in modo chiaro che non vi sono differenze significative di sanguinamento intraoperatorio e postoperatorio immediato tra i pazienti trattati con DOAC e quelli in terapia con VKA. Mentre esiste una correlazione significativa tra sanguinamento e infiammazione gengivale basale. E comunque le analisi che hanno preso in considerazione alcune variabili, quali il tipo di trattamento (solo scaling o scaling associato a root planing) e l’uso concomitante di farmaci, hanno confermato l’assenza di un’associazione significativa tra regime anticoagulante e sanguinamento. Dal punto di vista clinico, circa il 13% dei pazienti ha richiesto manovre emostatiche locali, mediante compressione locale o, più raramente, con l’impiego di acido tranexamico, per il controllo del sanguinamento subito dopo il trattamento.

Il dato importante è che nessun paziente ha sviluppato sanguinamento incontrollabile né è stato necessario ricorrere a strutture di emergenza odontoiatrica. I dati emersi dallo studio hanno rilevanti implicazioni per la pratica odontoiatrica quotidiana, indicando che non è necessario sospendere la terapia anticoagulante nei pazienti in trattamento con DOAC, a condizione che vengano adottate adeguate misure emostatiche locali. Ma, dal momento che i DOAC presentano un’emivita relativamente breve raggiungendo il picco plasmatico nell’arco di 1-4 ore dall’assunzione, è consigliabile che la terapia parodontale non chirurgica venga programmata prima della successiva assunzione del farmaco o almeno 4-6 ore dopo l’ultima dose, questo per ridurre il rischio di sanguinamento intraoperatorio.

Altro elemento da considerare è il ruolo dell’infiammazione parodontale: pazienti con elevati livelli di placca, marcata flogosi gengivale o compromissione parodontale presentano una maggiore tendenza al sanguinamento. Infine, dobbiamo sottolineare l’importanza dell’informazione al paziente e della preparazione del team clinico nella gestione del sanguinamento. Tale studio dimostra che gli anticoagulanti orali diretti si comportano allo stesso modo degli antagonisti della vitamina K nell’ambito della terapia parodontale non chirurgica, per cui, oltre che colmare una lacuna nella letteratura odontoiatrica, fornisce al clinico utili indicazioni per una gestione più sicura e basata sull’evidenza scientifica.

Immagine di copertina by Arthon/Adobe Stock.

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