ATTUALITÀ
15 settembre 2026

IA e atto medico: il giudizio clinico deve restare umano

Redazione Management Odontoiatrico

Un documento dell’OMCeO Roma prova a ridefinire i confini dell’atto medico nell’era dell’intelligenza artificiale e della telemedicina. Al centro, la distinzione tra prestazione sanitaria e deliberazione clinica e il principio della non delegabilità della decisione finale.

L’intelligenza artificiale può supportare il professionista, ma la decisione clinica deve rimanere umana. È uno dei principi al centro del “Documento Atto Medico”, elaborato dalla Commissione “Etica e atto medico” dell’OMCeO Roma e presentato il 10 settembre alla Camera dei Deputati insieme al volume Etica e atto medico. Riflessioni e proposte, curato da Francesca Gambetti. Il documento nasce dalla necessità di ridefinire identità, autonomia e responsabilità della professione in uno scenario caratterizzato dalla crescente diffusione dell’IA, della telemedicina e da modelli assistenziali sempre più multiprofessionali.

Al centro della riflessione c’è la distinzione tra prestazione sanitaria e deliberazione clinica. Se l’esecuzione di determinate procedure può essere condivisa o delegata all’interno di un’équipe, nel rispetto delle diverse competenze professionali, il giudizio clinico rimane prerogativa del medico. È il professionista a dover integrare evidenze scientifiche, condizioni e bisogni del paziente e valutazioni etiche, assumendosi la responsabilità della decisione finale.

Un principio che trova un precedente significativo anche nel dibattito odontoiatrico. Durante Expodental Meeting 2026, in un convegno organizzato dalla CAO nazionale con UNIDI, era stato infatti ribadito come l’IA debba essere considerata uno strumento di supporto e non possa sostituire il professionista nella scelta decisionale. Il presidente CAO Andrea Senna aveva richiamato in particolare il rischio di rinunciare al proprio giudizio clinico di fronte alle indicazioni fornite dagli algoritmi.

Il nuovo documento dell’OMCeO Roma si inserisce quindi in una riflessione che interessa direttamente anche l’evoluzione digitale dell’odontoiatria. Algoritmi e strumenti basati sull’IA sono già in grado di analizzare grandi quantità di dati e supportare processi diagnostici e terapeutici, ma tra l’informazione prodotta dalla tecnologia e la scelta clinica rimane uno spazio fatto di interpretazione, contestualizzazione e responsabilità professionale.

Il documento affronta anche la telemedicina e il consenso informato, quest’ultimo ricondotto agli atti non delegabili, e sottolinea come la progressiva digitalizzazione non debba compromettere la relazione con il paziente. La riflessione proposta dall’OMCeO Roma contribuisce così al dibattito sulla definizione dell’atto medico nella sanità digitale, rafforzando un principio già emerso nel confronto odontoiatrico: l’innovazione può ampliare gli strumenti a disposizione del clinico, senza sostituirne autonomia, giudizio e responsabilità.

 

Immagine di copertina by AI (ChatGPT).

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