ATTUALITÀ
17 giugno 2022

La tecnologia e l’utilizzo di nuovi materiali biologici di grande aiuto nella diagnostica di domani

Francesco Riva, Consigliere CNEL

Sempre più alla diagnostica viene richiesto di essere rapida, facile da effettuare, con elevata sensibilità e specificità oltre a prevedere materiali biologici che riducano l’invasività del prelievo. In quest’ottica da qualche tempo si sta esplorando la possibilità di avere le stesse informazioni diagnostiche utilizzando materiali biologici diversi da quelli tradizionali del sangue intero e del siero/plasma; nello specifico la saliva sembra essere uno dei migliori candidati. Per rimanere nell’ambito della virologia, alcune applicazioni si sono dimostrate essere non solo promettenti, ma addirittura migliorative.

Esempio per antonomasia è quello della rilevazione di infezione da SARS-CoV-2. I primi test sono stati effettuati mediante prelievo di materiale mucoso con tampone rino-faringeo. Diverse tecnologie sono state utilizzate a partire da quel materiale biologico, dai test antigenici rapidi “lateral Flow”, a quelli in immunofluorescenza “CLIA”, fino ad arrivare ai test considerati gold standard, cioè i molecolari mediante Real Time PCR. Tutti questi test sono stati utilissimi ed hanno permesso di controllare la pandemia, ma ora la sfida è il monitoraggio della popolazione, soprattutto quella scolastica, ed è impensabile effettuare frequenti tamponi, che comunque hanno un loro margine di rischio per il soggetto. Ecco, quindi, che poter utilizzare la saliva consente una frequenza di monitoraggio potenzialmente quotidiana e senza alcuna invasività.

Numerosi test, quali quelli sopra descritti dai rapidi ai molecolari, sono stati ormai validati per essere applicati al materiale saliva con successo e sensibilità sovrapponibile ai tamponi rino-faringei. Le attuali strategie ministeriali di screening, soprattutto per la popolazione scolastica, prevedono oggi proprio l’utilizzo di saliva. Altro esempio è l’indagine della presenza di Papilloma virus nel cavo oro-faringeo. L’utilizzo della saliva consentirebbe un monitoraggio, o se vogliamo uno screening, potenzialmente di tutti i soggetti che si recano dall’odontoiatra. Un semplice prelievo di saliva potrebbe essere utilizzato addirittura nello studio dentistico per una diagnosi di presenza del virus.

In particolare, Technogenetics ha sviluppato e sta mettendo a punto due sistemi, uno colorimetrico ed uno molecolare, per l’identificazione rapida di HPV16 in saliva. È infatti conosciuto dalla letteratura che il genotipo di interesse nel cavo orale è proprio il 16. Il test colorimetrico, basato sulla tecnologia dell’oro colloidale, consente in meno di dieci minuti di rilevare la presenza di infezione da HPV. Una semplice variazione del picco colorimetrico ad una specifica lunghezza d’onda letta mediante un piccolo spettrofotometro segnala la presenza del virus.

Per quanto riguarda il test molecolare, la sfida è duplice, in quanto il campione di saliva deve essere processato senza che sia richiesta una specifica formazione per quanto riguarda l’effettuazione del test, e deve essere effettuato in tempi rapidi, deve perciò essere un test POCT (Point of Care). In pratica il test viene eseguito automaticamente inserendo la saliva in una cartuccia che contiene i reagenti e processato mediante un piccolo strumento senza l’intervento dell’operatore, addirittura fornendo l’interpretazione del risultato in automatico. Il test molecolare ha un secondo vantaggio che lo può identificare anche come test di conferma. Tutti conoscono la grande sensibilità di tali sistemi, che comunque richiedono tempi più lunghi e costi più elevati. Il vantaggio risiede però nel fatto che si possono utilizzare come geni target per il test quei geni oncogenici che forniscono un’indicazione non solo della presenza, ricordiamo che l’HPV può spontaneamente sparire dopo breve tempo senza conseguenza per l’ospite, ma anche della pericolosità dello stesso, proprio perché presenti geni che possono predisporre alla degenerazione con conseguenze cliniche anche gravi. Vi è poi la possibilità di indagare la attiva replicazione dell’HPV negli stessi target oncogenici rilevando la presenza dell’HPV RNA, informazione molto utile nel follow up del paziente e nella definizione della prognosi.

Questi sono solo alcuni esempi di come la tecnologia e l’utilizzo di nuovi materiali biologici possa essere di grande aiuto nella diagnostica di domani.

Advertising
Advertising
Advertising
Advertising
Advertising