ATTUALITÀ
17 novembre 2022

Riflessioni semantiche e medico-legali sulla sentenza 36850/2022 "Pazienti sottoposti a radiazioni ionizzanti"

Enrico Ciccarelli

La sentenza 36820/2022, con cui la Corte di Cassazione ha condannato un odontoiatra per aver sottoposto alcuni pazienti ad indagine radiologica tramite TC Cone Beam senza averli successivamente sottoposti ad un trattamento implantologico, offre lo spunto per alcune riflessioni. Prima di tutto va segnalato che il motivo di addebito al sanitario non è rappresentato dalla violazione della L 24/17 (Gelli Bianco) bensì da quella dell’art. 7, comma 1 lett. 8 del D. Lgs 101/20 sanzionata ai sensi dell’art 213, comma 1 del medesimo decreto.

In particolare, stando alla definizione di legge, non sarebbe stato rispettato il carattere “contestuale, integrato ed indilazionabile” dell’attività diagnostica complementare.

È evidente che nel ragionamento che si vuole affrontare, prima di tutto bisogna chiarire alcuni aspetti.

Il primo, certamente e lo si ribadisce, è quello rappresentato dall’addebito che viene contestato all’odontoiatra e cioè il fatto di non aver rispettato il principio di protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti per cui la Legge consente all’odontoiatra di utilizzare la radiodiagnostica complementare (tramite Cone Beam) “per lo svolgimento di specifici interventi di carattere strumentale propri della disciplina, purché contestuali, integrati e indilazionabili, rispetto all'espletamento della procedura specialistica”.

La violazione atterrebbe ad un uso indiscriminato (numero elevato di pazienti sottoposti all’esame e poi non trattati) e “pericoloso” per il paziente, visto l’utilizzo di una metodica radiologica basata sui raggi X.

Non si tratta quindi di una violazione in tema di responsabilità sanitaria, sensu strictiori, ma nel caso specifico il parametro giuridico di riferimento violato è rappresentato dalla protezione del paziente contro le radiazioni ionizzanti, protezione non rispettata per l’assenza di almeno uno dei tre requisiti rappresentati dalla “contestualità, integrazione e indilazionabilità” nell’indicazione all’esecuzione dell’esame radiologico.

Questo aspetto, a parere di chi scrive, non è privo di valore in quanto qualsiasi medico odontoiatra è perfettamente conscio che ogni atto medico deve avere delle caratteristiche che lo declinano in modo inequivocabile.

Non si tratta di una mancanza di indicazione in senso lato all’esecuzione dell’esame ma del mancato rispetto di un quid novi rispetto alla consueta indicazione dello stesso e cioè la contestualità, l’integrazione e la indilazionabilità1. Ed è nell’analisi di questi sintagmi che deflagra la dicotomia tra il modo di “intendere” i termini/concetti tra due diversi ambiti cioè quello giuridico e quello medico. Del resto questa dicotomia non è una novità come ben sanno i medici legali per quanto attiene alla differenza tra la nozione di organo/apparato in medicina e in giurisprudenza. Ma attenendoci solamente alla lingua italiana approfondiamo i tre lemmi che dovrebbero declinare la radiologia complemantare.

Partiamo da quello più ovvio, cioè l’integrazione 2.

È evidente che, se viene richiesto un esame, la finalità che sottende la richiesta è quella di giungere ad una completezza diagnostica che allo stato manca. Il secondo lemma, oggetto di analisi, è rappresentato dalla contestualità 3.

Già questo secondo lemma presenta e prevede alcune complessità in quanto, se l’accezione corretta dovesse essere quella giuridica, è evidente che sarebbero pochissimi i casi in cui la radiologia complementare sarebbe rispettosa dei dettami di legge. Si deve tenere conto che il processo diagnostico presenta una tempistica che non necessariamente è contestuale, anzi nella gran parte dei casi è diacronica. Se invece si vuole intendere il termine contestuale, dandogli una connotazione non temporale ma teleologica, ossia con l’obiettivo di raggiungere la corretta diagnosi, allora vi sarebbe il rispetto normativo.

Infine l’ultima caratteristica richiesta è quella dell’indilazionabilità 4 .

Ed è proprio, con riferimento a questo requisito, che si vengono a creare le difficoltà interpretative maggiori. Il termine indilazionabile, cioè non rimandabile e non differibile, rimanda ad un concetto che è molto noto alle professioni sanitarie e cioè quello dell’emergenza/urgenza 5.

L’emergenza presuppone, infatti, l’indifferibilità/indilazionabilità della prestazione, pena il pericolo per la vita. È evidente quindi che, sotto ogni punto di vista (semantico, pratico con applicazione alla nozione medica di emergenza, procedurale nel solving problem che conduce alla diagnosi ed al trattamento non urgente) appare inaccettabile l’accezione e l’interpretazione che è stata fornita. Di fatto, se l’interpretazione normativa dovesse restare la medesima si produrrebbe un comportamento schizofrenico nei confronti del processo diagnostico posto in essere dai sanitari. Basti pensare, per fare un esempio che esula dalla specializzazione (odontoiatra) del destinatario del procedimento giudiziario che ha dato origine alla sentenza, a quanto è successo e succede normalmente in epoca Covid, in cui esami radiologici del torace vengono richiesti per discernere la presenza o meno di una patologia polmonare virale dopo il protrarsi di tosse e febbricola, in soggetto Covid positivo. Se l’esame radiologico dovesse risultare negativo si affermerebbe che il soggetto è stato esposto inutilmente a radiazioni o forse bisognerebbe ricordarsi che in medicina esiste anche un concetto banale chiamato diagnostica differenziale?

La vicenda pertanto sembra avere tutti i connotati dell’impossibilia nemo tenetur (nessuno è tenuto a fare l’impossibile), ovvero della probatio diabolica (prova impossibile).

Note bibliografiche

1 L’atto medico ricomprende tutte le attività professionali, ad esempio di carattere scientifico, di insegnamento, di formazione, educative, organizzative, cliniche e di tecnologia medica, svolte al fine di promuovere la salute, prevenire le malattie, effettuare diagnosi e prescrivere cure terapeutiche o riabilitative nei confronti di pazienti, individui, gruppi o comunità, nel quadro delle norme etiche e deontologiche. L’atto medico è una responsabilità del medico abilitato e deve essere eseguito dal medico o sotto la sua diretta supervisione e/o prescrizione".

2 In senso generico, il fatto di integrare, di rendere intero, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo, aggiungendo quanto è necessario o supplendo al difetto con mezzi opportuni.

3 Attuato nell'ambito di un contesto. Nel linguaggio giuridico, di fatto verificatosi nell'immediatezza di un altro.

4 Che non può essere protratto o rimandato nel tempo (spec. con riferimento a scadenze in ambito finanziario o burocratico-amministrativo); improrogabile, indifferibile.

5 La differenza tra "emergenza" e "urgenza" è che un'emergenza è una minaccia immediata per il benessere e l'urgenza è una minaccia per il benessere, nel prossimo futuro.

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