ATTUALITÀ
19 maggio 2026

Odontoiatria e AI, la CAO avverte: “Mai delegare il giudizio clinico”

Biancucci P.

In Expodental 2026, la Commissione Albo Odontoiatri nazionale in collaborazione con UNIDI, ha organizzato venerdì 15 maggio, il convegno “Intelligenza artificiale in odontoiatria. Profili di etica e deontologia, dalla responsabilità sanitaria agli scenari evolutivi”, occasione di un’ampia riflessione sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella professione medica odontoiatrica per approfondire gli aspetti tecnologici, normativi, etici e deontologici. L’Intelligenza Artificiale infatti entra sempre più nella pratica odontoiatrica, aprendo scenari innovativi ma anche interrogativi cruciali su etica, responsabilità e tutela del paziente.

In tutte le relazioni è stato ribadito che l’AI rappresenta un potente strumento di supporto che non potrà mai sostituire il medico e che non esonera il clinico dalle responsabilità etiche e medico legali, in quanto gli compete la scelta decisionale, fermo restando la centralità del rapporto medico-paziente. I moderatori, Pietro Di Michele, past president SIOF e Norberto Maccagno, direttore di Odontoiatria33, hanno dato il via all’evento con i doverosi saluti istituzionali, Roberto Monaco segretario FNOMCeO, Giovanni Leoni, vicepresidente FNOMCeO e Pierluigi Vecchio, direttore generale FNOMCeO, tutti concordi sul fatto che l’intelligenza artificiale non debba mai essere sostitutiva dell’atto medico. Messaggi di saluto da Vincenzo Musella presidente AIO, Caterina Di Marco, presidente dell’Albo degli igienisti dentali e Fabrizio Sanna, presidente nazionale SUSO. Erano presenti anche rappresentanti del Collegio dei Docenti, delle società scientifiche, degli odontotecnici, degli ASO e molti presidenti CAO.

Andrea Senna, presidente CAO nazionale, è entrato nel cuore del confronto a partire da un lungo excursus storico sulle grandi innovazioni, dalla scoperta del fuoco, al taglio della felce diventata la prima arma, alla stampa di Gutenberg nel 1452. Poi 25 anni fa è nato internet, il nucleare, fino agli algoritmi e alla AI che oggi analizza le RX facendo una diagnosi precisa, ma sottolineando che la differenza non sta nella tecnologia, ma nell’uso che se ne fa. «L’IA non conosce il paziente, non ascolta, non prova empatia e soprattutto non si assume responsabilità. Per questo il medico non può mai rinunciare al proprio ruolo decisionale, anche alla luce dei principi deontologici che rendono la diagnosi un atto non delegabile e fondato sulla relazione di cura, sul consenso informato e sulla responsabilità personale». In queste parole c’è il messaggio di Senna, vale a dire che il vero pericolo non è l’algoritmo, ma la rinuncia al nostro giudizio clinico. E se «La tecnologia corre, l’etica deve guidare», abbiamo il dovere di governare l’innovazione a tutela dei pazienti e a difesa etica della professione. In quest’ottica il Codice deontologico, che è in via di aggiornamento con aggiunta della AI, per gli odontoiatri dev’essere una bussola anziché un freno.

Il prof. Claudio Buccelli, past president SIMLA e SIOF, ha analizzato le ricadute medico-legali tenendo conto che nella responsabilità del clinico l’AI è solo di supporto, perché lei vuole sempre essere guidata dall’uomo, citando “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, film “profetico” del 1968, periodo in cui si cominciava a parlare di intelligenza artificiale. Nel film l’intelligenza artificiale HAL 9000 impedisce all’astronauta Dave Bowman di rientrare nella navicella spaziale dopo un’uscita nello spazio. HAL fa questo per nascondere agli umani il vero scopo della missione, uccidendo o intrappolando l’equipaggio nel tentativo di portare a termine l’incarico. L’intelligenza artificiale, diventata autonoma e ostile, chiude le porte d’accesso e le valvole di compensazione dell’aria, bloccando gli astronauti all’esterno. L’unico modo che ha Bowman per salvarsi è utilizzare un’azione manuale d’emergenza, aprendo la paratia con la forza in una drammatica sequenza che lo porta a disattivare i circuiti superiori di HAL.

Altro scenario è quello di una AI sostitutiva, come successo con STAR che ha fatto un intervento chirurgico da solo, e come ci sia un ospedale a Pechino, attrezzato con soli robot che hanno un’accuratezza sopra 92%, estromettendo il medico in entrambi i casi. E allora quali strumenti abbiamo per valutare il danno? Quali strumenti normativi? La legge 132 del 2025, “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, prevede anche che il paziente debba essere informato sull’uso della AI. Ma a proposito del consenso informato, che dev’essere completo e comprensibile, come possiamo spiegare qualcosa che non è chiaro neanche a noi, tipo l’AI? L’avv. Roberto Longhin ha approfondito gli aspetti normativi e giuridici legati alla gestione dei dati sensibili, alla privacy e ai limiti regolatori dell’IA, con particolare attenzione al quadro normativo europeo e alle implicazioni per l’esercizio della professione.

Il prof. Luca Levrini, università dell’Insubria, ha richiamato l’attenzione su rischio che il dibattito intorno alla AI sia polarizzato tra entusiasmo acritico e/o rifiuto difensivo, quando la questione centrale è un’altra: come integrare questi strumenti senza smarrire il ruolo clinico e la responsabilità professionale odontoiatrica. Infatti, l’AI è estremamente efficace nell’analisi dei dati, individua pattern, correla informazioni, restituisce ipotesi in tempi rapidissimi. Ma tra il dato fornito e la decisione terapeutica esiste uno spazio che resta profondamente umano in quanto fatto di interpretazione, giudizio, contestualizzazione clinica, conoscenza del paziente e assunzione di responsabilità. In questo scenario diventa centrale la capacità di mantenere un atteggiamento critico, quello che potremmo definire il “dubbio clinico”. Le risposte generate dai sistemi di IA sono spesso plausibili e ben costruite, ma richiedono sempre una verifica professionale.

Gli interventi che si sono susseguiti, prof. Francesco Riva consigliere CNEL, prof.ssa Ludovica De Panfilis, bioeticista dell’Università di Bologna, e l’avv. Laila Perciballi che ha portato il punto di vista dei cittadini, hanno evidenziato come l’IA stia già incidendo sui processi clinici, fino a suggerire soluzioni terapeutiche, aprendo scenari evolutivi che mettono in discussione non solo le competenze, ma anche i modelli di relazione. La riflessione condivisa è “umanizzare la tecnologia”, evitando che l’innovazione riduca l’autonomia e il pensiero critico del medico, il vero pericolo insito nella AI. Al termine, un sentito ringraziamento per l’organizzazione del Convegno è stato rivolto al presidente CAO Cuneo Giampaolo Damilano.

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