ATTUALITÀ
20 settembre 2021

L’eccellenza della parodontologia dall’Italia all’Australia. Intervista al Professore Alessandro Quaranta pt.2

Patrizia Biancucci

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il professore Quaranta, Clinical Professor presso il Dipartimento di Parodontologia della School of Dentistry dell’Università di Sydney. Dopo la laurea con lode completò il Corso di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica nel 2005 e successivamente un Dottorato di Ricerca nel 2008, entrambi presso l’Università La Sapienza di Roma, con aggiornamenti scientifici all’Università di Ferrara, di Chieti e presso l’Istituto Stomatologico Toscano, tutte realtà italiane di eccellenza con cui collabora ancora oggi. È cominciato così il lungo percorso del prof. Alessandro Quaranta, iniziato molti anni fa a 15000 km dall’Australia, dove attualmente vive e lavora occupandosi di Parodontologia sia come clinico sia come ricercatore insieme alla moglie. Il suo libro “Diagnosi e Terapia Parodontale non Chirurgica per Odontoiatri e Igienisti Dentali” è stato pubblicato nel 2008.

Su cosa si è focalizzata la sua ricerca clinica negli anni successivi?

La scrittura di questo testo è stata un’esperienza unica ed è il risultato di un ottimo lavoro di squadra con tutti i colleghi coinvolti nel progetto. Allo stesso modo, tutte le linee di ricerca che abbiamo sviluppato e pubblicato negli anni sono state il frutto di un lavoro di un gruppo composto da Ricercatori con base in Oceania, come nel caso del gruppo di Ricerca in Implantologia Orale e Parodontologia della University of Western Australia che ho fondato nel 2016 e diretto per alcuni anni, e gruppi di Ricerca che fanno prevalentemente afferenza alle istituzioni italiane accennate in precedenza. Per sintetizzare, i principali progetti hanno spaziato dalla valutazione clinica della terapia parodontale, incluse le importanti correlazioni con le patologie sistemiche, allo studio dei biomateriali, lo studio delle superfici implantari, i tessuti peri-implantari e i differenti protocolli clinici di timing del posizionamento implantare e della protesizzazione. Più recentemente ci siamo focalizzati sull’impiego di diverse tecnologie per la decontaminazione implantare, abbiamo studiato a fondo il comportamento delle polveri aero-abrasive e iniziato ad investigare il possibile impiego di dispositivi al plasma.

Prof. Quaranta, quale il confine tra gengivite e parodontite?

È da molti anni che cerchiamo di comprendere in modo definitivo i meccanismi che partono da una lesione solitamente più localizzata e contenuta come la gengivite, alla perdita progressiva di supporto parodontale tipico della parodontite. Detto questo, posso dare una risposta filosofica ma allo stesso tempo anche molto pragmatica: il confine tra gengivite e parodontitite siamo noi, e per noi intendo tutto il team odontoiatrico, incluso il paziente che deve essere informato in dettaglio riguardo la natura e la eziopatogenesi delle patologie parodontali e deve essere coinvolto attivamente nella prevenzione e terapia. La gengivite è una patologia del tutto reversibile, che se trattata in tempo avrà una restitutio ad integrum. La parodontite al contrario è una patologia irreversibile, che può essere trattata raggiungendo una stabilità tissutale ma senza restitutio ad integrum. Il compito di tutti noi, dentisti, specialisti, igienisti e dei professionisti del campo medico, è informare e sensibilizzare il paziente riguardo le patologie parodontali, il costo sociale ed economico correlato alla parodontite e le importanti correlazioni tra patologie parodontali e sistemiche.

Quando e come dalla mucosite perimplantare si scivola verso la perimplantite?

Dal punto di vista scientifico possiamo supporre che la mucosite preceda la peri-implantite ma non sappiamo ancora quali siano le condizioni che scatenano la progressione da una patologia all’altra. Detto questo posso dare anche qui una risposta molto pragmatica. I momenti in cui si scivola dalla mucosite alla peri-implantite sono due: prima del posizionamento impiantare, quando non si esegue un piano di trattamento appropriato, e dopo la protesizzazione dell’impianto, quando si decide di non eseguire un esame clinico che deve comprendere il sondaggio e un eventuale esame radiografico regolare. La linea che condivido con i miei specializzandi e pazienti è quella di considerare la riabilitazione implanto-supportata come un cyborg dentale che progettiamo, programmiamo e del quale siamo responsabili. Se il cyborg degenera il rischio è molto elevato. Quello che intendo dire è che la peri-implantite non è una fotocopia della parodontite. Dobbiamo naturalmente trattare la tasca peri-implantare e la contaminazione della superficie implantare, ma allo stesso tempo e nella maggior parte dei casi c’è bisogno di modificare o eseguire un nuovo manufatto protesico che sia detergibile in modo efficace.

 La sua attività professionale privata in Australia è molto diversa da quella che potrebbe esercitare in Italia?

Assolutamente si; per dirla brevemente, nella mia attività clinica specialistica in Australia il 95% dei pazienti sono inviati da dentisti generali e da altri specialisti e si tratta di casi complessi, con patologie parodontali o peri-implantari severe, spesso iatrogeniche. Questo perché il modello odontoiatrico australiano è più simile a quello che in Italia consideriamo il sistema nord-americano: molti dentisti che inviano i casi più complessi agli specialisti. Basti pensare che sono 13 le specialità odontoiatriche riconosciute dal Dental Board of Australia. Allo stesso tempo, ad eccezione delle città principali, c’è un numero ridotto di Specialisti. Inoltre, è importante ricordare che l’Australia ha una superficie simile a quella degli Stati Uniti ma una popolazione di soli 25 milioni di abitanti, meno della metà della popolazione italiana. Nelle zone rurali, per capirci quelle tipo il film “Mr Crocodile Dundee”, non ci sono specialisti e anche il numero di dentisti è minimo. Abbiamo tanti pazienti che viaggiano 5/7 ore per ricevere trattamenti parodontali chirurgici e non chirurgici. In Western Australia trattavo un paziente che per vedermi era solito prendere il volo il giorno prima da Coco Islands, un gruppo di isole tropicali sperduta nell’Oceano Indiano a sei ore di volo da Perth! Infine, per via di norme scritte e non scritte, gli specialisti lavorano principalmente in studi monospecialistici, raramente in studi multispecialistici, mai con dentisti non specialisti.

 Prof. Quaranta, lei ha sposato una collega: i vostri ruoli sono complementari oppure vi occupate delle stesse cose?

Assolutamente complementari, siamo entrambi paradontologi ma con stili e background diversi. Dal punto di vista clinico mia moglie è più orientata alla terapia muco-gengivale con particolare focus sulla chirurgia plastica parodontale, mentre io prediligo la parte rigenerativa ed implantare, pur amando la parodontologia di base. Riguardo l’aspetto gestionale del progetto Smile Specialists Suite, mia moglie è la vera manager e innovatrice, mentre io sono il coordinatore delle attività didattiche e di ricerca.

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