ATTUALITÀ
22 gennaio 2021

Odontofobia e Pet-Therapy: un nuovo approccio alle paure dei pazienti con gli amici a quattro zampe

Patrizia Biancucci

“Decisi di prendere un Golden Retriever femmina, caratteristica razza di cane dotata di particolare empatia nei confronti delle persone e dei bambini, cogliendo così anche l’opportunità di vederla all’opera nella disabilità di deambulazione di mio fratello. Yuma, questa bellissima bianca Golden, ci ha subito conquistato fin dai primi mesi per la sua spiccata intelligenza e dolcezza, portando coccole e allegria nella mia famiglia. Dopo l’incontro con “Aslan il legame con gli animali”, l’associazione che si occupa di Pet Therapy e formazione di operatori professionisti in IAA (Interventi Assistiti con Animali), decisi di diventare coadiutore del cane e responsabile di attività assistita con gli animali”.
È con queste parole che la sig.ra Sonia Rossini racconta da dove è partita per diventare un’esperta in Pet Therapy, tra le prime ad essersi formata per circa due anni dopo che il 25 marzo 2015 il Ministero della Salute aveva emanato le Linee Guida Nazionali per gli IAA, ottenendo così l’idoneità e l’iscrizione al portale telematico Digitalpet del Ministero Della Salute.
Un percorso lungo e impegnativo, per una donna madre di tre figli, informatrice scientifica dei prodotti Sunstar srl divisione Italia, azienda d’eccellenza che da sempre fornisce ausili per la salute della bocca e il benessere della persona. Assidua frequentatrice di tanti studi odontoiatrici, Sonia Rossini ha avuto il modo di cogliere alcune tra le maggiori criticità: trattare i piccoli pazienti, spesso in preda all’ansia e al disagio, a volte vittime della vera e propria odontofobia.

Sig.ra Rossini, che cos’è la pet therapy e come funziona?
Erano gli anni ‘60 quando lo psichiatra Boris Levinson coniò il termine Pet Therapy, letteralmente terapia dell’animale da affezione. La Pet Therapy, ovvero l’Attività Assistita con gli Animali, è una disciplina che serve a migliorare la qualità di vita delle persone, lo stato di benessere fisico, psichico e sociale attraverso il coinvolgimento degli animali. Queste attività rientrano nel campo delle co-terapie, che contribuiscono a ridurre la medicalizzazione e a rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse sanitarie. Gli animali di affezione diventano co-terapeuti; possono infatti affiancare le attività di percorsi di cura nella medicina tradizionale perché, rispetto al medico che agisce solo con le terapie, permettono di arrivare più facilmente allo stato emotivo del paziente, nel pieno rispetto del benessere dell’animale. Il cane, in questo caso, interagisce immediatamente con il paziente creando subito una relazione in modo da catalizzare l’attenzione su di sè e implementare in maniera empatica l’interazione. L’essenza della relazione uomo-animale è la comunicazione non verbale, in sua compagnia diminuisce il battito cardiaco e calano le ansie e le paure, oltre a favorisce la piena espressione delle persone a livello psicologico e motorio.

Quali sono gli animali più indicati?
Secondo le Linee Guida Nazionali i più adatti sono gli animali da compagnia come cani, gatti, conigli, asini e cavalli. Il cane è più frequentemente coinvolto perché ha delle caratteristiche comportamentali specifiche: capacità di approccio, spontaneità, empatia e spiccata capacità di collaborazione. Ovviamente ogni animale deve essere certificato sulla base di requisiti sanitari, comportamentali, attitudinali e di competenze valutati da un veterinario comportamentista esperto in Pet Therapy. Tutti i cani, meticci o di razza che siano, possono avere queste caratteristiche, ma in particolare la razza Golden Retriever ha doti geneticamente sviluppate che sono fondamentali in ambito sociale.

Odontofobia pediatrica e pet therapy: di fronte al piccolo paziente odontofobico a chi può rivolgersi il dentista?
Il dentista può incontrare delle difficoltà con il piccolo paziente, sia per la paura della visita/terapia sia che si tratti di vera e propria odontofobia, con disagio anche per il genitore che vede peggiorare la salute della bocca del bambino. Mai come ultimamente in fase di pandemia c’è stato un peggioramento psicologico da parte dei bambini rispetto alla visita medica specialistica.
Per ottenere un miglior approccio al paziente odontofobico, il medico dentista dovrebbe rivolgersi allo psicologo- psicoterapeuta che valuterà la collaborazione con la Pet Therapy in equipe operativa tramite il coadiutore e il suo cane, per poter raggiungere gli obiettivi in tempi più brevi e non far attendere troppo a lungo il medico.
Quando prevalgono paura, ansia e disagio nel sottoporsi alla visita dentistica e alle cure da parte del piccolo paziente, ci si può rivolgere direttamente all’operatore professionale in IAA che interverrà come Coadiutore insieme al suo cane, accompagnato dal Responsabile di Attività, vale a dire la figura formata come operatore professionale in IAA che si occuperà del paziente. Insieme intraprenderanno un’attività con l’animale e con il piccolo paziente allo scopo di trasformare ansia e apprensione in sorrisi e incoraggiamenti, con il risultato di sottoporsi alle cure e rendere più sereno il lavoro del dentista.


Quali figure professionali intervengono?
Nel caso di odontofobia, che si tratti di un paziente normodotato o con problematiche fisiche e comportamentali, nell’equipe operativa interverranno in maniera fondamentale uno psicologo-psicoterapeuta, un coadiutore del cane (operatore professionista in Pet Therapy) iscritto al Digitalpet (piattaforma del Ministero della Salute della propria regione) e il suo cane, certificato con i necessari requisiti sanitari e comportamentali.
Il coadiutore è la figura professionale formata secondo le linee guida nazionali del Ministero della Salute e resa idonea per gli interventi assistiti con gli animali. Ha il compito di assumersi la responsabilità della corretta gestione del cane ai fini dell’interazione con il paziente, coerentemente con il contesto e gli obiettivi dell’intervento, e monitorizza lo stato di salute del cane individuando i segnali di malessere (fisici e psichici).

Sig.ra Rossini, esiste un tariffario a cui la famiglia può fare riferimento?
I percorsi di Pet Therapy che possono essere suddivisi in due tipologie:
1. TAA (terapia assistita con animali) nel caso di odontofobia pediatrica i costi sono differenti a seconda degli obiettivi, della durata e della frequenza. Generalmente con lo psicologo/psicoterapeuta e il coadiutore con il suo cane le tariffe variano da €100 a €120 a seduta.
2. AAA (attività assistita con animali) qualora esista un persistente disagio e un lieve stato d’ansia rispetto alla visita dentistica, s’interviene con il Responsabile di Attività e il coadiutore insieme al cane, con costi variabili tra i 60 € e gli 80 € a seduta. Bisogna tener conto che in questo tariffario sono compresi i costi di gestione sanitaria del cane e gli aggiornamenti clinici da parte del veterinario, per garantire la massima sicurezza allo studio odontoiatrico.


Le risulta che sia una terapia molto praticata in Italia?
La Pet Therapy è certamente in grandissima diffusione.
Tra le esperienze più qualificate riconosciute anche a livello internazionale c’è quella dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze che rappresenta un esempio unico con esperienza ultradecennale, più di 20 tesi di laurea e pubblicazione di molti articoli scientifici e lavori internazionali.
L’Ospedale Cariggi di Firenze, dove ho avuto il piacere di conoscere una dottoressa anestesista che ha introdotto la pet therapy anche in terapia intensiva. L’Ospedale Niguarda di Milano e l’Istituto San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Genzano (Roma). In Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna e in quasi in tutte le regioni esistono contesti d’intervento con animali, dalle case di cura, alle scuole, agli studi dentistici privati.
A Torino nei vari ospedali, Regina Margherita, Martini, Maria Vittoria, Istituto di Candiolo.
Una bella esperienza è quella in Dental School con il progetto “Basta una zampa”, proprio sull’intervento della Pet Therapy in ambito di prima visita odontoiatrica e di terapia.
Infine “Sorrisi a colpi di coda”: questa è la mia proposta per venire in aiuto dei piccoli pazienti.

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