ATTUALITÀ
23 marzo 2026

Tumori: in Europa studi clinici diminuiti del 50% in 10 anni

Redazione Tueor Servizi

La 4ª edizione del “Clinical Research Course”, organizzata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in collaborazione con l’American Society of Clinical Oncology (ASCO), è stata l’occasione per lanciare un allarme sulla ricerca oncologica. I dati presentati durante l’evento hanno mostrato come, in 10 anni, gli studi clinici contro il cancro avviati in Europa siano diminuiti del 50%. Nel 2013 le sperimentazioni europee rappresentavano il 18% a livello mondiale, quota scesa al 9% nel 2023. Una tendenza simile si osserva anche negli Stati Uniti, dove si è registrata una riduzione del 34% (dal 26% al 17%).

Un dato particolarmente rilevante riguarda la nuova “geopolitica” della ricerca oncologica: la Cina sta emergendo come protagonista in questo ambito. Dal 2013 al 2023 il Paese asiatico ha mostrato un netto incremento dei trial, passando dall’8% al 29%. La crisi della ricerca europea è confermata anche dal calo dei pazienti arruolati: 60mila in meno in 5 anni (da 286.159 nel 2018 a 226.155 nel 2023).

Le cause di questo calo in Europa e negli Stati Uniti sono molteplici: tempi di approvazione troppo lunghi, che rendono i Paesi europei meno attrattivi per le aziende farmaceutiche, il declino degli studi di fase I e la carenza di risorse e personale dedicato. Dal “Clinical Research Course” emerge pertanto la richiesta non solo di maggiori investimenti, ma anche di una ridefinizione del disegno delle sperimentazioni. Infatti, meno del 40% degli studi clinici contro il cancro che hanno portato, in 10 anni (2012 2021), all’approvazione di nuove terapie riportano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

In relazione a questi dati, il presidente AIOM ha dichiarato in un comunicato stampa: «La Cina sta diventando il primo Paese al mondo per numero di studi clinici avviati e per pazienti arruolati – spiega Massimo Di Maio, Presidente AIOM –. In Europa, l’introduzione di norme come il Regolamento sulle sperimentazioni cliniche ha aumentato la complessità regolatoria, rendendo più difficile e lento il processo di approvazione e avvio dei trial. A causa di questi ritardi, i Paesi europei sono diventati meno competitivi a livello globale, senza dimenticare la mancanza di personale. In particolare, in Italia i coordinatori di ricerca clinica sono ancora privi di un reale riconoscimento giuridico. Per dare un nuovo impulso agli studi contro il cancro, è necessario anche garantire maggiore attenzione alla qualità di vita. La comunità scientifica la considera un parametro sempre più importante, ma la sua adozione tra gli esiti principali delle sperimentazioni e la comunicazione di questi risultati non sono ancora sufficienti».

La qualità della vita deve diventare un elemento centrale nella ricerca oncologica. È questo il messaggio che emerge anche dall’articolo pubblicato su Lancet Oncology, in cui gli esperti dell’iniziativa “Common Sense Oncology” e dell’EORTC sottolineano come i pazienti debbano essere coinvolti fin dalle prime fasi di progettazione degli studi clinici. Secondo le raccomandazioni, la valutazione della qualità della vita correlata alla salute dovrebbe essere considerata un esito primario o secondario e monitorata nel tempo, prima, durante e dopo i trattamenti, con risultati da includere in modo esplicito nelle pubblicazioni scientifiche.

«Nel 2025, in Italia, sono stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro, negli Stati Uniti nel 2026 oltre 2,1 milioni – continua il Presidente AIOM –. Per le persone colpite da malattia avanzata, la qualità di vita è la misura più tangibile del valore della cura. I PRO, Patient-Reported Outcomes, forniscono la prospettiva del paziente sull’impatto dei sintomi e dei trattamenti oncologici, integrando con un punto di vista soggettivo le misure convenzionali di efficacia e tossicità valutate dai ricercatori. Uno degli aspetti più importanti evidenziati nello studio riguarda la definizione preliminare dei sintomi dominanti per ogni tumore: ad esempio, la mancanza di respiro nel carcinoma polmonare, il dolore addominale nei tumori gastrointestinali o ginecologici e il dolore osseo nel cancro della prostata. È necessario anche stabilire in che modo il sollievo dai sintomi influisca sulle attività quotidiane».

«La ricerca clinica è anche una questione di politica sanitaria e di competitività del sistema Paese – afferma Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM –. Se vogliamo che Europa e Italia tornino a essere protagoniste nello sviluppo delle terapie oncologiche innovative, è necessario semplificare e velocizzare i processi autorizzativi, riducendo gli ostacoli burocratici che oggi rallentano l’avvio delle sperimentazioni e rendono i nostri Paesi meno attrattivi per la ricerca internazionale. Allo stesso tempo, è fondamentale investire nelle competenze e nella stabilizzazione delle figure professionali dedicate alla ricerca clinica, come coordinatori di ricerca, data manager e personale di supporto, essenziali per garantire qualità, efficienza e sostenibilità agli studi».

Il ruolo dell’Odontoiatria
A livello epidemiologico, i tumori della testa e del collo rappresentano una quota significativa delle neoplasie diagnosticate ogni anno in Italia e nel mondo. Queste patologie, che includono tumori del cavo orale, faringe, laringe e altre sedi del distretto cervico‑facciale, costituiscono circa il 3‑5% di tutti i tumori maligni nel nostro Paese, con circa 5.900‑6.000 nuove diagnosi all’anno secondo i dati più recenti disponibili per il 2024‑2025.

L’incidenza è significativamente più alta negli uomini rispetto alle donne, e la fascia di età più colpita è quella tra i 50 e i 70 anni, anche se si registra un aumento dei casi correlati all’infezione da HPV in età più giovane. Queste neoplasie, pur essendo meno comuni rispetto ad altri tumori, hanno un impatto notevole sulla qualità della vita, a causa della possibile compromissione di funzioni fondamentali come respirazione, fonazione e alimentazione.

Nel contesto della ricerca oncologica più ampia, il ruolo dell’odontoiatra può andare oltre la diagnosi precoce: la collaborazione degli odontoiatri nei trial clinici e nei protocolli di monitoraggio dei pazienti può fornire dati preziosi sugli esiti legati alla qualità della vita, integrando le valutazioni cliniche con informazioni dirette dal paziente. In questo modo, gli odontoiatri contribuiscono non solo alla gestione clinica dei tumori del cavo orale, ma anche al supporto alla ricerca clinica generale, allineandosi agli obiettivi più ampi della comunità oncologica di migliorare la prevenzione, l’efficacia delle terapie e il benessere dei pazienti.

Grazie a questa integrazione, l’odontoiatria diventa un partner essenziale del percorso multidisciplinare, collaborando con oncologi, chirurghi e altri specialisti per garantire interventi tempestivi, raccolta sistematica di dati e monitoraggio continuo, con l’obiettivo di tradurre la ricerca scientifica in risultati concreti per la qualità della vita dei pazienti.

 

Immagine di copertina by MIND AND I/Adobe Stock.

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