ATTUALITÀ
29 settembre 2025

Odontoiatria tra etica e business: serve una riforma urgente

Biancucci P.

La chiusura improvvisa di studi dentistici è sempre una notizia che fa scalpore e salta agli onori della cronaca per diversi motivi. Certamente il primo è l’abbandono dei pazienti che, di punto in bianco, rimangono con le cure sospese, con acconti già dati e con finanziamenti che vanno avanti inesorabilmente. Delusione, rabbia, sofferenza si impadroniscono dei clienti che si scagliano con denunce e querele, il più delle volte destinate a non garantire tutele e risultati.

Il secondo motivo è la controversa questione della composizione delle strutture odontoiatriche le quali, a differenza degli studi monoprofessionali con un titolare medico odontoiatra regolarmente iscritto all’Albo Odontoiatri dell’Ordine territoriale, sono formate da imprenditori non medici sotto forma di “azienda”, che all’interno fanno lavorare medici, assistenti e commerciali, non soggetti al rispetto del Codice di Deontologia Medica, con il solo intento di fare business, salvo il fatto che quando i debiti o comunque le perdite economiche diventano insostenibili, chiudono i battenti dalla sera alla mattina. Situazioni che si verificano ciclicamente, come il caso del fallimento della Dentix nel 2020, catena di odontoiatria commerciale spagnola che operava in nove nazioni europee, la New Dental, la Doctor Dent di Mestre, fino allo scorso luglio 2025 quando lo studio Dentorino di corso Regina Margherita 177 ha abbassato le serrande lasciando dietro di sé il vuoto.

Ogni volta assistiamo alla levata di scudi da parte dell’Andi, la più numerosa associazione sindacale di categoria, con i suoi proclami del tipo “È dovere degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri tutelare la salute dei pazienti, garantendo la qualità e la sicurezza delle cure: a loro ci rivolgiamo perché possano adoperarsi nel sostenere la modifica legislativa che noi suggeriamo, certi della loro assoluta adesione a questa nostra proposta”. E questo può voler dire soltanto una cosa: Professione (enti istituzionali e rappresentanti di categoria) e Politica si devono “parlare” allo scopo di tutelare i cittadini come nei casi incresciosi sopra citati. Ma questo dovrebbe avvenire nei piani alti. Intanto l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino, nello specifico la Commissione Albo Odontoiatri, ha cercato di prendere in mano la situazione divulgando un Comunicato Stampa con un appello a tutti i pazienti di Dentorino e mettendosi a disposizione per poter chiedere informazioni attraverso un recapito email (cao@omceo.to.it). Di fronte alla domanda retorica “Salute o business?”, la Commissione che da anni segnala la necessità di un’urgente riforma all'interno del settore risponde - prima la salute, poi il business. La presidente della CAO, Marta Mello, citando il recente caso di Dentorino, osserva «Negli ultimi anni si sono registrati diversi casi di chiusura improvvisa di studi di proprietà di società commerciali. Nel 2020 il fallimento della Dentix lasciò centinaia di torinesi con le cure da terminare e le rate dei finanziamenti da pagare, senza riferimenti certi e privi della documentazione sanitaria per proseguire le cure».

Viene contestata la possibilità offerta dalla legge Gelli-Bianco, del 2017, che stabilisce la responsabilità civile a carico della struttura la quale, in caso di fallimento o cessazione di attività, diventa teorica, e la Mello continua «Se a chiudere è la struttura, i pazienti non hanno più su chi rivalersi. I singoli odontoiatri collaboratori dello studio, se non in casi limitati, non rispondono direttamente nei confronti del paziente, che a sua volta resta intrappolato in un vuoto normativo e privato di reali strumenti di tutela». Sebbene il mercato odontoiatrico comprenda strutture di odontoiatria organizzata ad alto impatto economico, perché si tratta comunque di aziende che rincorrono il profitto, l’etica e la deontologia dovrebbero governare l’intero comparto, a cominciare da medici e odontoiatri che hanno fatto solennemente il Giuramento di Ippocrate.

Per questo l’esercizio dell’attività odontoiatrica dovrebbe essere consentito a Medici e Odontoiatri regolarmente iscritti all’Albo degli Odontoiatri e alle società tra professionisti (STP) che, per legge, devono rispettare la proporzione delle quote di capitale: 2/3 di proprietà dei soci professionisti e 1/3 dei soci di capitale, la cui facoltà di intervento è consentita solamente se la società è iscritta alla sezione speciale dell’albo professionale. Giova ricordare che le STP (Tribunale di Forlì, decreto 25 maggio 2017) non possono fallire perché si tratta di attività professionali intellettuali, che non rientrano nel campo di applicazione della normativa fallimentare. Ma, a fronte di questi accadimenti negativi e ricordando il motto giornalistico “fa più notizia un albero che cade rispetto a una foresta che cresce”, esistono realtà fortunatamente diverse. Un esempio virtuoso è rappresentato dalla DENS di Bergamo, di proprietà di un odontoiatra con altre 7 sedi, che cessa l’attività nel settembre 2025 ma informa i pazienti, rassicurandoli con l’impegno di “garantire a tutti i nostri pazienti la continuità delle cure presso tutte le altre sedi DENS, senza alcuna interruzione del percorso clinico. Sarà possibile proseguire i trattamenti in corso presso la sede DENS a lei più vicina, mantenendo inalterate le convenzioni e le tariffe dei preventivi già concordati. Le garantiamo inoltre che tutti i trattamenti avviati con noi e le relative garanzie fornite rimarranno pienamente validi. Siamo a sua completa disposizione per accompagnarla in questa transizione, con la stessa attenzione e professionalità che da sempre ci contraddistinguono”. Questo si chiama rispetto dell’etica e della deontologia.

Immagine di copertina by BGStock72/Adobe Stock.

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