CONSULENTE DI ORGANIZZAZIONE
06 luglio 2026

Legge Gelli-Bianco: oggi paga chi non organizza. Riflessioni a margine del Congresso SIMLA 2026

Dott. Enrico Ciccarelli*, Avv.to Michele Lucca**

Chiuso il Congresso SIMLA 2026 del 18-20 giugno alla Cattolica di Roma, una cosa è chiara: nella sanità sta per iniziare una piccola rivoluzione. Il focus della responsabilità non sarà più, o non solo, il singolo medico che commette un errore, ma l’intera organizzazione che sta alle sue spalle: l’ospedale, la clinica privata, la struttura sociosanitaria. In altre parole, la legge Gelli-Bianco si sta trasformando: da legge sulla “responsabilità del medico” a legge sulla “responsabilità dell’ospedale”. La domanda chiave nei tribunali, di fronte a un caso di malasanità, non sarà più soltanto “chi ha sbagliato?”, ma soprattutto “perché il sistema ha permesso che si sbagliasse?”

I quattro pilastri della riforma
Secondo gli appunti di lavoro, le novità si concentrano su quattro punti fondamentali, tutti orientati a mettere sotto esame l’organizzazione della struttura sanitaria.

  1. Comitati Sinistri: non più burocrazia, ma prevenzione. I Comitati Valutazione Sinistri (CVS), obbligatori dal 2026, non dovranno più essere uffici che si attivano solo a danno fatto. L’idea è trasformarli in vere e proprie “centrali di controllo” che analizzano gli incidenti per capire come mai accadono e, soprattutto, come evitare che si ripetano.
  2. Gestione del Rischio: chi non previene, paga. È il cuore della novità. Gli ospedali pubblici e privati dovranno dimostrare con i fatti di avere un sistema per prevenire gli errori: registrare gli incidenti sfiorati (near miss), fare controlli periodici (audit), formare il personale. Si parla perfino di “colpa presunta”: se una struttura non ha i sistemi di sicurezza base, potrebbe essere considerata responsabile in partenza, a prescindere dall’errore del singolo medico. Questo sposterebbe completamente l’onere della prova.
  3. Azione di Rivalsa: nel mirino anche i manager. La “rivalsa” è l’azione con cui la struttura, dopo aver risarcito un paziente, chiede i soldi indietro al medico che ha sbagliato. Oggi la legge protegge molto il medico, limitando la rivalsa solo ai casi di colpa grave. La nuova idea non è toccare questa protezione, ma di andare a bussare anche alla porta dei dirigenti e dei manager che non hanno messo in piedi un sistema di sicurezza adeguato. Questa linea, va detto, non coincide perfettamente con la posizione tradizionalmente sostenuta da ordini e organizzazioni mediche (come quelle del settore privato o odontoiatrico), più orientate a proteggere il singolo sanitario.
  4. Assicurazioni: chi è più sicuro, paga di meno. Il concetto è semplice e preso in prestito dal mondo delle auto: il bonus-malus. Le strutture sanitarie che dimostreranno di avere sistemi di gestione del rischio efficienti e pochi incidenti pagheranno premi assicurativi più bassi. Quelle più “pericolose”, al contrario, pagheranno di più. Non basterà avere le carte in regola, bisognerà dimostrare che le procedure di sicurezza funzionano davvero ogni giorno.

L’era del medico capro espiatorio è finita?
In poche parole, l’era in cui, di fronte a un errore, si cercava solo il “colpevole” con il camice bianco sembra al tramonto. Il direttore sanitario diventa il vero regista della sicurezza, mentre l’intera struttura è chiamata a rispondere della sua efficienza. L’errore del singolo certo che resta, ma ora a finire sotto esame è l’intera macchina organizzativa che sta alle sue spalle. Per i pazienti, una garanzia in più. Per le strutture, un onere da non sottovalutare.

Immagine di copertina by hedgehog94/Adobe Stock.

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