IGIENE ORALE
17 dicembre 2021

Osservazioni preliminari sull’utilizzo combinato di laser a diodi, fluoruro di sodio e nanoidrossiapatite biomimetica

Melania Amoroso, DHY; Massimiliano Pelliccia, MD, DDS; Raffaele Michele Calvi, DDS, MSc; Marco Garrone, DDS, MSc; Emanuele Ruga, DDS, MSc.

Si definisce ipersensibilità dentinale (DH) un dolore intermittente, acuto e di breve durata dovuto all’esposizione della dentina, in risposta a “stimoli specifici” e che non può essere attribuito a nessuna altra causa o disturbo dentale. Dalla letteratura si evince che un paziente su tre soffra di questo disagio1. Il dolore dentinale può essere pungente e immediato, provocato dalla gran parte degli stimoli (aria, acqua, dolce) o ingravescente e di maggior durata, persistente dopo la cessazione dello stimolo causato dal caldo o dal freddo.

Meccanismi eziopatogenetici
Tra le varie teorie eziopatogenetiche formulate nel corso degli anni, la più accreditata è quella idrodinamica2 proposta da Brännström, secondo cui l’ipersensibilità dentinale è determinata dal fatto che nella dentina esposta si aprono i tubuli dentinali che contengono del fluido. Stimoli esterni, possono indurre rapidi movimenti di questo fluido stimolando il nervo pulpare e le terminazioni nervose su cui sono presenti i meccanocettori. Tali recettori sarebbero in grado di trasdurre il segnale “deformazione” in impulso nervoso dolorifico3. I fattori più comunemente coinvolti nell’ipersensibilità sono l’abrasione da spazzolamento o da paste dentifricie con alto RDA4; abrasione, causata da forze occlusali anomale; mal occlusioni; erosione, secondaria alla presenza di acidi nella cavità orale, come nella bulimia nervosa o nel reflusso gastroesofageo; predisposizione anatomica dovuta a carenza strutturale della giunzione smalto-cemento; preparazioni di cavità in denti vitali che espongono la dentina5. Il ruolo del clinico è quello di intercettare il disturbo e identificarne i potenziali fattori di rischio, accertarne le cause di insorgenza ed eliminarle, effettuare trattamenti mirati e personalizzati finalizzati alla riduzione della sintomatologia dolorosa e del disagio percepito dal paziente. Ogni trattamento, fisico e/o chimico in grado di ridurre la permeabilità dentinale e l’occlusione dei tubuli diminuisce la sensibilità dentinale.

Modalità di trattamento
Esistono attualmente diversi prodotti desensibilizzanti, ad uso domiciliare e/o professionale. Vengono sfruttate differenti proprietà e modalità di azione. Possiamo elencare a titolo esemplificativo i sali di potassio, i fluoruri, gli ossalati, il fosfato di calcio bibasico/idrossido di calcio, ed il fosfato di calcio. I diversi prodotti attualmente disponibili, con specifiche formulazioni presentano differenze in termini di costo, praticità d’uso, sicurezza ed efficacia clinica.
Premesse al trattamento laser assistito Diverse tipologie di laser sono state utilizzate nel corso degli anni per il trattamento dell’ipersensibilità dentinale, tra cui laser ErYag; Nd Yag. Tratteremo brevemente di due distinte tecniche operative, descrivendo due casi clinici, attuabili utilizzando i moderni sistemi laser diodici5, sinergicamente a gel al fluoro ovvero preparati a base di nanoidrossiapatite.

Gel a base di fluoro
Prodotti a base di Fluoruro di sodio (NaF): (fonte di fluoro ben tollerata e più comunemente utilizzata nella maggior parte delle paste dentifricie) possono essere utilizzati per ottenere effeti desensibilizzanti5. I gel sono generalmente trasparenti, di consistenza tale da poter essere applicati mediante l’utilizzo di pennellini/microbrush ovvero estrusi con siringhe e puntali di precisione a punta smussa5.

Soluzioni di nanoidrossiapatite biomimetiche
Si tratta di sospensioni semiliquide contenenti il 30% di nanoidrossiapatite in alcol assoluto. La dimensione nanometrica dei cristalli componenti presenta una superficie pari 64 mq per ogni grammo di idrossiapatite, consentendo una prestazione clinica stabile e duratura6. Il ricorso a soluzioni di nanoidrossiapatite con struttura, dimensione e biofunzionalità simili alla dentina naturale consente di ottenere un effetto biomimetico7.

Quali laser e con quali lunghezze d’onda?
Laser a diodi con lunghezze di 808-980 nm possono essere utilizzati.5 Sono richieste di norma basse potenze, comprese tra 0.2 W e 0.6 W in modalità di emissione continua, per circa 10-60 secondi ad elemento dentario, in funzione di protocollo clinico, lunghezza d’onda, sito anatomico, prodotto utilizzato5.

Casi clinici
Caso clinico 1
Utilizzo combinato di laser a diodi da 915 nm e gel di fluoruro di sodio
Viene descritto il trattamento dell’ipersensibilità dentinale in una paziente femmina di 41 anni. Il grado di ipersensibilità dentinale è stato preliminarmente valutato utilizzando la scala NRS, ricavata tramite l’Air-Blast test, con valori tra 0 e 10. I valori iniziali di sensibilità erano pari a 4, 4, 5 per gli elementi dentari 24, 25, 26. I valori dell’ipersensibilità riferiti ai diversi elementi dentari (24, 25, 26) sono stati rispettivamente 3, 2, 3 al termine della prima seduta; 2, 2, 2 a distanza di una e due settimane. Non sono state rilevate complicazioni locali legate all’applicazione del gel fluorato, ovvero all’irradiazione mediante laser a diodo.

Caso clinico 2
Utilizzo combinato di laser a diodi da 915 nm e nanoidrossiapatite biomimetica
Viene descritto il trattamento dell’ipersensibilità dentinale in una paziente femmina di 46 anni. I valori dell’ipersensibilità in scala N.R.S. (iniziale = 5) per l’elemento dentario 27 sono stati rispettivamente 2, al termine della prima seduta; e 2 a distanza di una e due settimane. Non sono state rilevate complicazioni locali legate all’applicazione della soluzione di nanoidrossiapatite, ovvero all’irradiazione mediante laser a diodo.



Considerazioni e conclusioni
Sulla base delle osservazioni preliminari, entrambe le tecniche utilizzate hanno dimostrato di essere in grado di espletare la desensibilizzazione. L’utilizzo congiunto di laser a diodi sembra contribuire alla determinazione di una maggior effetto desensibilizzante rispetto alle metodiche classiche, secondo quanto desunto dalla letteratura a oggi disponibile. Il ricorso a prodotti a base di nanoidrossiapatite sembra ridurre i tempi di applicazione e determinare un ulteriore effetto desensibilizzante. Entrambe le tecniche offrono semplicità di utilizzo, efficacia, rapidità di azione, sicurezza per operatori e pazienti, unitamente alla minima invasività del trattamento. Ulteriori studi comparativi con campioni di dimensioni adeguate in un periodo di osservazione esteso sono tuttavia auspicabili.

Bibliografia

  1. Addy M. Dentine Hypersensitivity: new perspectives on an old problem. Int Dent J 2002; 52: 367-375.
  2. Brannstrom M. Astrom A. The hydrodynamics of dentin and its possible relationship to dentinal pain. Dent J 1972;22 (1):219-27.
  3. Davari AR, Ataei E, Assarzadeh H. Dentin Hypersensitivity: etiology, diagnosis and treatment; a literature review. J Dent (Shiraz) 2013 Sep; 14(3): 136-145.
  4. Addy M, Hunter ML. Can tooth brushing damage your health? Effects on oral and dental tissues. Int Dent J 2003 53: 177-186.
  5. Amoroso M, Pelliccia M, Ruga E. et al.- Dentine Desensitization. - In “Diode Laser in Dentistry and Stomatology.” EDRA Publishing 2021.
  6. Rau JV, Generosi A, Ferro D, Minozzi F, Paci B, Rossi Albertini V, Dolci G, Barinov SM. In situ time-resolved X-ray diffraction study of evolution of nanohydroxyapatiteparticles in physiological solution .Materials Science and Engineering C 2009; 29: 1140-3.
  7. Sorrentino R, Dolci A, Gherlone E, Pilloni A, Zarone F, Dolci G. Studio multicentrico prospettico randomizzato e placebo controllato split-mouth per determinare l’effetto della nano-idrossiapatite contro l’ipersensibilità dentinale. DoctorOs 2008; 19 (6): 1-9.
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