IMPLANTOPROTESI
14 gennaio 2021

Valutazione dell’efficacia degli ozonidi nel mantenimento domiciliare in pazienti con overdenture

Tranchita S., Lipani G.

La terapia riabilitativa implantoprotesica è ormai riconosciuta come un veicolo estremamente efficace per la gestione del paziente che presenta un quadro clinico di edentulia parziale o totale poiché offre una maggiore stabilità, una migliore capacità e forza masticatoria con conseguente soddisfazione da parte del paziente1,2. Nonostante il miglioramento delle tecnologie in ambito implantoprotesico e l’utilizzo di protocolli operativi atti a limitare gli insuccessi implantari nel primo anno, occorre non sottovalutare l’importanza del mantenimento domiciliare nei pazienti con impianti.
L'American Dental Association (ADA) reputa la Clorexidina il “gold standard” per il controllo della placca nell'igiene orale per la sua non tossicità e sicurezza nell’utilizzo3 ma, l’uso continuato e prolungato, può causare diversi effetti indesiderati fastidiosi per il paziente come la disgeusia e la comparsa di pigmentazioni. Negli ultimi anni, dunque, sono state impiegate nuove sostanze in ambito odontoiatrico atte a ridurne l’uso: tra esse vi è l’ozono4.
L’ozono è un gas formato da tre atomi di ossigeno e possiede una potente azione antinfiammatoria, antalgica, biostimolante, antiossidante, immunostimolante5,6 e disinfettante5,7,8.
L’ozono può essere veicolato in tre diverse forme: gas, acqua e attraverso l’uso di oli ozonizzati. Dalla degradazione dell’ozono detta ozonolisi, deriva una sostanza detta “ozonide”. L’ozonide è reso stabile grazie alla tecnologia dell’ozonizzazione di oli vegetali ad alta insaturazione che mantiene nel tempo l’azione della molecola e rende possibile l’utilizzo domiciliare della sua forma in dentifricio, gel e collutorio1.

Lo scopo del seguente studio è di valutare se le proprietà dell’olio ozonizzato siano equiparabili a quelle dei comuni agenti antimicrobici a base di clorexidina, in termini di riduzione della placca batterica e del sanguinamento nei pazienti con Overdenture.

Materiali e metodi
Questo studio pilota è stato effettuato su un campione di 20 pazienti con Overdenture, d’età compresa tra i 60 e gli 82 anni.
Per ognuno di essi, nella fase T0, sono stati valutati l’indice di rischio di patologia perimplantare attraverso il PPRA (Peri-implant pathology risk assessment)9, mPI (indice di placca modificato)10 e il mPBI (modified papillary bleeding index)11.
Il Peri-implant pathology risk assessment è stato progettato per aiutare gli odontoiatri e gli igienisti dentali a prevedere il rischio di patologia perimplantare fino a 5 anni dopo l’intervento e a fornire raccomandazioni sul regime di richiamo per ogni specifico caso. E’ consigliabile effettuare il PPRA dopo un anno dalla chirurgia al fine di escludere l’insuccesso precoce dell'impianto e ripeterlo durante le visite di follow-up per una valutazione continua del rischio di patologia perimplantare. Il PPRA (www.for.org) consta di 8 domande che riguardano la storia parodontale del paziente, il suo mantenimento domiciliare, le abitudini viziate, la tipologia di protesi scelta e la perdita ossea sugli impianti.
L’indice mPI misura gli accumuli di placca sulla superficie implantare10 ed è costituito da una scala di valutazione da 0 a 3 dove il grado 0 indica l’ assenza di placca; nel grado 1 la placca si evidenzia solo al passaggio della sonda attraverso la superficie marginale liscia dell’impianto; nel grado 2 la placca è visibile ad occhio nudo; nel grado 3 si ha abbondanza di depositi molli.
L’indice mPBI, invece, valuta il grado di infiammazione della mucosa perimplantare basandosi su una valutazione quantitativa11 e consta di una scala da 0 a 3 in cui il grado 0 indica l’assenza di sanguinamento al passaggio della sonda; il grado 1 presenza di sanguinamento puntiforme; il grado 2 il sangue forma una linea rossa confluente sul margine della mucosa; il grado 3 presenza di sanguinamento abbondante (micro emorragia).
Sono state, inoltre, registrate le abitudini domiciliari di igiene orale e l’anamnesi farmacologica di ogni paziente e, una volta compilate le schede, è stata creata una documentazione fotografica, riaggiornata sempre ad ogni visita di controllo.
I pazienti sono stati successivamente divisi in due gruppi, O3 e CHX, composti ciascuno da 10 persone. I pazienti di entrambi i gruppi sono stati valutati in tempi definiti con T0, T1 (dopo 1 mese) e T2 (dopo 4 mesi).
Al gruppo “O3” è stato assegnato un protocollo di mantenimento domiciliare con Ozono, sotto forma di dentifricio (Dento3, Innovares, Italia ) e gel orale mucoadesivo al 15% di olio di semi di girasole ozonizzato (Ozoral, Innovares, Italia). I pazienti di questo gruppo hanno effettuato le procedure di igiene orale domiciliare utilizzando uno spazzolino manuale con setole medie in associazione al dentifricio ozonizzato 3 volte al giorno; la mattina e la sera in seguito alle manovre di igiene orale i pazienti hanno applicato il gel ozonizzato.
Al gruppo “CHX”, invece, è stato destinato un dentifricio con Clorexidina 0,12% e gel con clorexidina allo 0,5%, utilizzati domiciliarmente nella medesima maniera.

Protocollo operativo del gruppo O3 e CHX

Prima fase T0
Dopo aver compilato l’anamnesi, fatto firmare il consenso informato e rilevati gli indici mPI, mPBI e il PPRA tramite l’apposito questionario (fig.1, 2), i pazienti sono stati fotografati (immagini 1.a, 1.b, 2.a, 2.b), motivati ed istruiti nell’uso domiciliare di gel orale e dentifricio secondo il protocollo precedentemente descritto. In questa fase non si è proceduti ad effettuare alcuna manovra di igiene orale professionale per valutare la compliance domiciliare di ogni paziente.



Seconda fase T1 (valutazione a 30 giorni)
Dopo un mese i pazienti sono tornati in studio per una seconda documentazione fotografica (immagini 3.a, 3.b, 4.a, 4.c) e per la registrazione di possibili effetti collaterali dovuti all’uso domiciliare dei presidi prescritti. Sono stati valutati nuovamente il PPRA (fig. 3,4), mPI e mPBI. Successivamente alle rilevazioni degli indici si è proceduti nell’effettuare le manovre di igiene orale professionale.



Terza fase T2 (valutazione a 4 mesi)
Dopo 4 mesi sono stati eseguiti di nuovo il PPRA (fig.5,6), mPI e mPBI con una nuova documentazione fotografica (immagini 5.a, 5.b, 6.a, 6.b, 6.c). Ogni paziente è stato inquadrato in una scala di Compliance con valori di adesione da 0 a 3, ristretta al periodo in cui ha partecipato al seguente studio; dove 0 indicava la totale assenza di collaborazione domiciliare, 1 una scarsa collaborazione domiciliare, 2 discreta compliance e 3 eccellente collaborazione alle manovre di igiene orale domiciliare.



Risultati

Gruppo O3
I 10 pazienti presi in esame erano 4 uomini con un’età media di 69 anni (min 61- max 75) e di 6 donne con un’età media di 70 anni (min 60- max 82).

Gruppo CHX
I 10 pazienti presi in esame erano 6 uomini con un’età media di 76 anni (min 68- max 81) e di 4 donne con un’età media di 65 anni (min 60- max 68).

I risultati sono stati valutati in base agli indici mPI e mPBI ottenuti alla fine del periodo di osservazione (fig. 7,8,9,10). E’ stato, inoltre, calcolato il valore medio del mPI e del mPBI in entrambi i gruppi per mettere in evidenza i cambiamenti dell’indice di placca e di sanguinamento durante gli intervalli T0, T1 e T2 (fig.11,12). E’ stata valutata la Compliance dei pazienti di entrambi i gruppi negli intervalli T0, T1 eT2 (fig. 13,14) e la rispettiva media (fig.15).
Ultimo elemento attenzionato è stato il valore del PPRA (fig. 16,17), che analizza il rischio di sviluppo della malattia perimplantare. Sommando il numero di pazienti con rischio medio ed elevato negli intervalli T0 e T2, si è ricavata la percentuale di miglioramento di entrambi i gruppi (fig.18, 19).



Discussione
Il presente studio ha dimostrato che i prodotti con clorexidina e ozono, utilizzati per 5 mesi, sono risultati entrambi efficaci nel controllo domiciliare dell’infiammazione su pazienti con Overdenture. Si è evidenziato inoltre che, a differenza dei prodotti con clorexidina, quelli a base di ozono hanno riscontrato maggiore gradimento grazie alla totale assenza di effetti secondari indesiderati (fig.13,14). Con l’ausilio della scala di Compliance, registrata nel periodo dello studio, è emerso che la clorexidina, nonostante avesse migliorato il quadro di infiammazione gengivale, alterava fortemente la percezione del gusto, pigmentava la lingua e causava glossopirosi, con conseguente riduzione della compliance al trattamento domiciliare da parte dei pazienti presi in esame. Inoltre, grazie al colloquio motivazionale, si è raggiunto un significativo miglioramento dei valori di mPBI e di mPI (fig.17, 18). Per alcuni pazienti, infatti, la sola seduta di igiene professionale è stato un elemento sufficientemente motivante nel mantenimento domiciliare; per altri non è stata particolarmente sensibilizzante, ma ha comunque portato a condizioni cliniche migliori rispetto a quelle iniziali. La valutazione del PPRA, difatti, ha confermato un sensibile miglioramento con una riduzione del rischio di sviluppare malattia perimplantare nonostante alcuni parametri come il riassorbimento osseo o la parodontite pregressa non possono essere modificati o influenzati dalla terapia. Se per 9 soggetti del gruppo O3 la totale assenza di effetti indesiderati dell’olio ozonizzato è stato un fattore incentivante nel continuare la terapia, per un paziente il gusto particolarmente “oleoso” è stato un deterrente nel non proseguirla. Durante lo studio, inoltre, una paziente del gruppo CHX, per un eccessivo carico protesico, è andata incontro a perimplantite con conseguente perdita della barra implantare.

Conclusioni
In base alle informazioni raccolte durante lo svolgimento di questo studio pilota, è possibile affermare che l’uso quotidiano e prolungato di ozonidi su pazienti con Overdenture e non solo, potrebbe contribuire a ridurre significativamente il rischio di mucositi e perimplantiti.
Infatti è da rimarcare che, nonostante i pazienti fossero anziani, affetti da patologie sistemiche, con scarsa manualità nelle manovre di igiene domiciliare e che il materiale delle loro protesi non fosse di prima scelta, si è riscontrato un significativo miglioramento delle condizioni di salute orale con il semplice uso di prodotti a base di oli ozonizzati. Pertanto, se un trattamento domiciliare a base di oli ozonizzati ha avuto un effetto visivamente e statisticamente positivo su un campione così ostico da trattare per le ragioni sopra elencate, si può supporre che esso avrà effetti altrettanto positivi su qualunque altra tipologia di paziente.
E’ tuttavia doveroso sottolineare, indipendentemente dai risultati ottenuti o potenzialmente ottenibili, che attraverso l’intervento motivazionale si restituiscono al paziente consapevolezza e responsabilità sul proprio stato di salute.


Bibliografia
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10. Mombelli A, Van Oosten MAC, Schürch E, Lang NP. The microbiota associated with successful or failing osseointegrated titanium implants. Oral Microbiol Immunol 1987; 2:145–151.
11. Mombelli A, Van Oosten MAC, Schürch E, Lang NP. The microbiota associated with successful or failing osseointegrated titanium implants. Oral Microbiol Immunol 1987; 2:145–151.

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