IMPLANTOPROTESI
24 febbraio 2026

L’integrazione della scansione facciale in implantologia: caso clinico

G. D’Albis*, M. Forte*, F. Colacicco*, P. Testone*, M. Marra*, A. Artin*, A. Manfuso**, M. Sarcinella**, C. Copelli**, S. Capodiferro*

Abstract
L’integrazione della scansione facciale 3D nei flussi digitali protesici permette di allineare il progetto con riferimenti facciali extraorali, ottimizzando la pianificazione e la predicibilità clinica delle riabilitazioni protesiche e implantari. Una donna di 65 anni è stata riabilitata con un flusso di lavoro totalmente digitale integrando scansione facciale, CBCT e scansione intraorale. La pianificazione implantare è stata eseguita in maniera protesicamente guidata, partendo da una ceratura diagnostica digitale sviluppata in base a un piano occlusale parallelo al piano di Camper, determinato mediante scansione facciale 3D. L’intervento è stato realizzato con l’utilizzo di una dima chirurgica, consentendo una chirurgia guidata minimamente invasiva. Dopo un periodo di maturazione osseo-mucosa di 3 mesi, sono state rilevate impronte digitali e successivamente consegnata una protesi monolitica avvitata in zirconia. Il follow-up a 24 mesi ha evidenziato tessuti peri-implantari sani, stabilità dei volumi ossei marginali e integrità meccanica della protesi. Questo caso evidenzia come l’integrazione della scansione facciale nei flussi digitali offra al clinico la possibilità di personalizzare il piano di trattamento e definire un piano occlusale coerente con i riferimenti facciali, migliorando la predicibilità e la standardizzazione dei risultati funzionali ed estetici.

Introduzione
Negli ultimi anni, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha determinato una vera e propria rivoluzione in odontoiatria, ridefinendo gli approcci diagnostici, i protocolli di pianificazione e le procedure cliniche. Tecnologie come la scansione facciale, lo sviluppo di nuovi software di imaging radiologica tridimensionali, gli scanner intra orali e le piattaforme CAD/CAM hanno reso possibile la creazione di un “paziente virtuale” tridimensionale, integrando dati facciali, dentali e ossei in un unico scenario digitale1. Questo approccio consente una progettazione protesica e chirurgica altamente personalizzata, basata non solo su parametri intra orali, ma anche su riferimenti anatomici extra orali2. Uno degli aspetti più critici nella riabilitazione implanto-protesica è l’orientamento del piano occlusale, che incide direttamente su funzione, estetica e biomeccanica. Tradizionalmente, questo piano veniva definito in modo analogico, con margini di errore legati alla soggettività dell’operatore e alla difficoltà di trasferire le informazioni al mondo digitale. Oggi, grazie alla scansione facciale 3D, è possibile ottenere una rappresentazione accurata della morfologia facciale del paziente e sovrapporla alle scansioni intra orali e CBCT, permettendo di orientare il piano occlusale in modo armonico rispetto al piano di Camper3. L’evoluzione degli strumenti di acquisizione, dalla fotogrammetria agli scanner a luce strutturata e LiDAR, ha reso la scansione più accessibile e veloce, aprendo nuove prospettive in ambito protesico e chirurgico. In questo scenario, questo caso clinico illustra come l’integrazione della scansione facciale in un flusso digitale possa migliorare la predicibilità del trattamento implantare, garantendo risultati estetici e funzionali stabili nel tempo4.

Materiali e metodi
Una paziente di sesso femminile, 65 anni, non fumatrice e in buone condizioni di salute generale, si è presentata alla nostra osservazione con edentulia posteriore monolaterale a sinistra del mascellare superiore. L’arcata inferiore mostrava una riabilitazione preesistente con impianti osteointegrati e corone avvitate (Fig. 1). L’obiettivo terapeutico era ripristinare la funzione masticatoria e l’estetica mantenendo integrando il restauro protesico con la morfologia facciale1. Durante la valutazione iniziale, non sono emerse controindicazioni sistemiche all’intervento implantoprotesico. I tessuti molli si presentavano in buone condizioni e i volumi ossei residui, valutati tramite CBCT, risultavano compatibili con un protocollo implantare convenzionale. Al fine di ottenere una rappresentazione tridimensionale completa e accurata del paziente, è stato adottato un protocollo diagnostico digitale integrato, che ha previsto l’acquisizione e la successiva correlazione di differenti set di dati clinici. In particolare, è stata eseguita una scansione intraorale per la registrazione della morfologia dentale residua e dei tessuti molli, seguita da una CBCT, utile per la valutazione volumetrica e qualitativa dell’osso disponibile.

Inoltre, la scansione facciale 3D ha permesso di definire i riferimenti extraorali e di orientare il piano occlusale secondo il piano di Camper7. L’approccio ha previsto l’allineamento dei dati facciali e intraorali mediante punti di repere digitali, con l’obiettivo di valutare il piano occlusale rispetto alla morfologia facciale e dunque, al piano di Camper4. È stato inoltre eseguito il montaggio in articolatore digitale utilizzando i piani facciali (Fig. 2). L’elaborazione e l’integrazione di tutte le informazioni raccolte in un ambiente CAD/CAM hanno consentito la creazione di un “paziente virtuale”, grazie al quale è stato possibile eseguire una ceratura diagnostica digitale accurata e pianificare in modo protesicamente guidato la posizione implantare, migliorando la precisione e la prevedibilità del trattamento2. La ceratura diagnostica ha definito la posizione ideale degli elementi protesici, guidando la progettazione degli impianti in termini di posizione, angolazione e profondità. Contestualmente è stata ridefinita la morfologia degli elementi dell’arcata inferiore (Fig. 3).

È stata realizzata una guida chirurgica prodotta con tecnologia additiva stereolitografica basata sul progetto virtuale, che ha permesso di trasferire con precisione la pianificazione implantare al campo operatorio5 (Fig. 4). Dopo tre mesi, a maturazione dei tessuti avvenuta, (Fig. 5) sono state acquisite le impronte digitali ed è stata progettata una protesi avvitata in zirconia monolitica, (Fig. 6) fresata in zirconia CAD/CAM sia in arcata superiore che inferiore. La morfologia occlusale, la posizione e i volumi sono stati modellati nel rispetto della la curvatura pianificata (Fig. 7). A 24 mesi dal carico protesico, la paziente presenta tessuti peri-implantari sani e stabilità dei volumi ossei marginali. La protesi in zirconia ha mantenuto la sua integrità strutturale, senza segni di frattura o usura occlusale. La paziente ha riferito piena soddisfazione sia dal punto di vista funzionale che estetico (Fig. 8).

 

Discussione
L’integrazione della scansione facciale nel workflow digitale rappresenta un’evoluzione significativa nella gestione dei piani occlusali. Grazie a questa tecnologia, è possibile valutare in maniera più accurata il piano di Camper, riducendo gli errori di trasposizione della ceratura diagnostica e migliorando la predicibilità protesica e implantare1, 3, 6. Il flusso analogico tradizionale prevedeva una serie di passaggi: la presa d’impronta, la realizzazione dei modelli in gesso, il montaggio fisico su articolatore e la definizione manuale del piano occlusale tramite ceratura diagnostica e prova intraorale. Questo approccio, pur consolidato, presentava diversi limiti, tra cui un’elevata variabilità operatore-dipendente, la difficoltà di integrazione con i moderni flussi digitali e una riproducibilità ridotta dei risultati.

Nel dettaglio, il montaggio con arco facciale su articolatore meccanico consente di registrare la relazione spaziale del mascellare superiore e trasferirla su un articolatore per definire il piano occlusale. Tuttavia, tale metodo non consente una correlazione diretta con i riferimenti anatomici facciali, come la linea trago–ala del naso. Se da un lato questo approccio offre una buona riproducibilità in ambiente analogico ed è indicato per riabilitazioni protesiche complete e complesse, dall’altro mostra limiti nell’integrazione con sistemi CAD/CAM. Un’altra modalità di analisi prevede l’utilizzo di riferimenti fotografici extraorali, ottenuti attraverso fotografie frontali e laterali standardizzate che permettono valutazioni estetiche e proporzionali, utilizzando punti di repere per la calibrazione.

Questo metodo è rapido, non invasivo e molto utile nella comunicazione estetica tra clinico e paziente; tuttavia, la sua precisione tridimensionale è limitata e non consente una definizione protesica accurata del piano occlusale. Il workflow digitale, basato sull’integrazione di scansioni intraorali e CBCT, consente di pianificare con accuratezza la posizione implantare e progettare componenti protesici personalizzati. Nonostante l’elevata accuratezza del workflow, la mancanza di riferimenti facciali può portare a disarmonie estetiche e funzionali. L’approccio più completo e attuale è rappresentato dall’uso combinato di scansione facciale 3D e workflow digitale, che unisce la precisione del sistema intraorale e CBCT alla possibilità di considerare i riferimenti facciali ed estetici del paziente. In questo modo, la pianificazione protesica e implantare risulta più armonica, garantendo un miglior equilibrio tra funzione ed estetica6.

Le prospettive future nel campo dell’integrazione digitale in odontoiatria sono strettamente legate allo sviluppo del paziente virtuale 4D, un modello tridimensionale dinamico capace di rappresentare non solo i parametri anatomici statici, ma anche i movimenti mandibolari in tempo reale. L’evoluzione di sistemi di acquisizione e simulazione cinetica permetterà di riprodurre fedelmente le relazioni funzionali tra mascellare, mandibola e articolazione temporo-mandibolare, offrendo una visione completa e personalizzata del caso clinico8. Questa possibilità consentirà di individualizzare in modo significativo il piano di trattamento implanto-protesico, ottimizzando la precisione nella pianificazione, l’efficienza funzionale e l’integrazione estetica delle riabilitazioni.

Conclusioni
Il caso clinico presentato mostra come l’integrazione della scansione facciale 3D all’interno di un flusso digitale protesicamente guidato rappresenti un’opportunità per integrare fattori extraorali nella riabilitazione implantare. L’orientamento del piano occlusale secondo i piani anatomici, ottenuti grazie alla sovrapposizione dei dati facciali, intra orali e radiologici, ha permesso di progettare una protesi implanto-supportata biologicamente orientata rispettando la funzione masticatoria con una valutazione della posizione degli elementi protesici integrando la morfologia facciale. L’integrazione dei nuovi dispositivi di scansione extra orale apre nuove prospettive per una odontoiatria sempre più individualizzata, dove le nuove tecnologie sono alleato strategico nella progettazione clinica. L’utilizzo routinario della scansione facciale 3D può delineare un nuovo paradigma nelle riabilitazioni orali, consentendo una pianificazione armonica tra esigenze estetiche, funzionali e biomeccaniche.

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