INDUSTRY REPORT
08 aprile 2026

Ozosan, una soluzione alla prevenzione dell’alveolite secca

A. Materni

L’estrazione dentaria, pur rappresentando una procedura di routine nella pratica odontoiatrica, può essere seguita da complicanze post-operatorie che incidono in modo significativo sulla qualità di vita del paziente. Tra queste, una delle condizioni principali e più temute sia dal medico che dal paziente per l’intensità del dolore e per la difficoltà di gestione clinica, consiste nell’alveolite post-operatoria.

L’alveolite, nota anche come dry socket, generalmente si manifesta tra la terza e la quarta giornata post-operatoria con dolore intenso e spesso irradiato, alitosi, ritardo nei processi riparativi e con una scarsa risposta verso i comuni farmaci antinfiammatori. I dati raccolti indicano un’incidenza che varia dal 3% nelle estrazioni convenzionali fino a raggiungere percentuali più elevate, riportate fino al 45%, in seguito all’estrazione dei terzi molari inferiori. Questo dato evidenzia come la sede anatomica giochi un ruolo determinante, verosimilmente in relazione alla diversa consistenza ossea e alla conseguente ridotta irrorazione sanguigna.

Ad oggi non esiste un quadro eziologico univoco delle cause scatenanti l’alveolite secca. Le ipotesi tradizionali, incentrate sulla fibrinolisi precoce del coagulo intra-alveolare, non riescono a spiegare in modo esaustivo la selettività con cui la patologia si presenta. In molti pazienti, ad esempio, l’alveolite insorta nell’alveolo di un terzo molare inferiore non si replica in altre sedi della bocca, n’è nell’alveolo speculare, pur in presenza di condizioni cliniche apparentemente sovrapponibili. Un’ulteriore ipotesi attribuisce un ruolo centrale alla sofferenza delle pareti ossee alveolari sottoposte a compressioni e deformazioni irreversibili durante le manovre estrattive. Le forze applicate possono determinare una deformazione del tessuto osseo, spesso priva di un reale ritorno elastico alla forma originaria. La conseguente compressione delle strutture vascolari intraossee compromette la normale circolazione sanguigna, favorendo l’instaurarsi di ipossia e la progressiva degenerazione cellulare fino alla necrosi del tessuto osseo. Questo processo si accompagna al rilascio di mediatori dell’infiammazione e del dolore, configurando il quadro clinico tipico dell’alveolite post-estrattiva. Il modello spiega dunque coerentemente la maggior incidenza alla complicanza in estrazioni traumatiche, nei pazienti anziani, nei fumatori e nei soggetti con microcircolo compromesso.

Nel corso degli anni sono stati proposti numerosi protocolli preventivi: antibiotici locali o sistemici, clorexidina in diverse formulazioni, eugenolo, spugne di collagene, agenti emostatici, concentrati piastrinici. Questi ultimi hanno mostrato risultati interessanti ma la loro applicazione routinaria risulta poco pratica nella chirurgia orale quotidiana. Rimane quindi la necessità di strategie preventive efficaci, semplici e meglio tollerate dal paziente. In questo contesto si inserisce Ozosan, un innovativo gel a base di olio di girasole ozonizzato che sta mostrando risultati clinici interessanti. Le terapie con ozono stanno infatti suscitando crescente interesse in campo medico per le loro proprietà biologiche, l’elevata biocompatibilità e i ridotti effetti collaterali rispetto ai farmaci tradizionali. L’ozono può essere somministrato sotto forma di acqua ozonizzata, miscela gassosa di ossigeno/ozono e l’olio ozonizzato in formulazioni naturali e in gel. Tra queste, la formulazione in gel a base oleosa risulta preferibile per la maggiore stabilità e per il prolungato contatto con le superfici bersaglio.

Abbiamo condotto uno studio clinico randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco ed a “split-mouth”, con l’obiettivo di valutare l’efficacia di Ozosan nella prevenzione dell’alveolite post-estrattiva dopo estrazione dei terzi molari inferiori (Fig. 1). Gli endpoint principali dello studio consistevano nella riduzione dell’alveolite secca e la valutazione dell’assenza di effetti avversi correlati al trattamento.

Lo studio ha coinvolto oltre 200 pazienti sottoposti a estrazione bilaterale dei terzi molari inferiori. Tutti gli interventi sono stati eseguiti con tecnica chirurgica standardizzata, tramite un lembo a busta tradizionale, con osteotomia e odontomia mirate a preservare l’osso e facilitare l’asportazione dei frammenti dentari. Al termine dell’estrazione, il gel ozonizzato o il gel placebo venivano applicati direttamente all’interno dell’alveolo in modo randomizzato. Sono stati effettuati due cicli procedurali con l’applicazione di Ozosan Gel in formulazione fredda (5°C) al fine di prevenire una rapida migrazione dell’ozono verso la superficie. Il primo ciclo, effettuato su 8 pazienti, ha portato al fallimento del protocollo: il gel veniva lasciato all’interno dell’alveolo e successivamente si procedeva alla sutura. In questo caso, i pazienti hanno riportato disagi riconducibili al maggiore rilascio di gas dovuto ai tempi di applicazione del gel prolungati.

Al contrario, il secondo ciclo, prevedeva l’applicazione del gel all’interno dell’alveolo, come nel primo ciclo, ma con un successivo lavaggio dopo un tempo di contatto di due minuti seguito dalla sutura della ferita chirurgica. Questo aspetto del protocollo si è rilevato particolarmente rilevante. La scelta di un tempo di applicazione limitato a due minuti ha consentito di mantenere l’efficacia clinica del trattamento evitando effetti indesiderati, rendendo la procedura ben tollerata da tutti i pazienti. I risultati ottenuti dal secondo ciclo sono stati significativamente favorevoli: l’alveolite secca si è verificata in soli 4 pazienti trattati con Ozosan ed in 43 pazienti trattati con il gel placebo, con un’incidenza rispettivamente del 2% e del 21,5% evidenziando una differenza statisticamente notevole. Non si sono verificati casi di osteite alveolare bilaterale e, in tutti i pazienti, è stata riscontrata una completa guarigione dei tessuti molli.

Lo studio ha quindi supportato entrambi gli endpoint, dimostrando una significativa riduzione dell’incidenza di alveolite secca e l’assenza di effetti collaterali nei casi trattati con Ozosan. Questi risultati consentono di considerare il prodotto sicuro, ben tollerato e di semplice utilizzo clinico, aprendo la strada a ulteriori studi sul suo impiego anche nel trattamento di altre patologie del cavo orale, come la parodontite e le malattie infiammatorie orali.

La prevenzione dell’alveolite post-estrattiva può oggi essere realizzata in modo semplice, efficace e facilmente riproducibile nella pratica clinica quotidiana. L’applicazione intra-alveolare del gel di ozono stabilizzato per un tempo di circa due minuti, seguita dal risciacquo prima della sutura della ferita, rappresenta una procedura rapida che non richiede modifiche sostanziali alla tecnica chirurgica né un aumento significativo dei tempi operatori. L’impiego di Ozosan gel potrebbe quindi configurarsi come una valida integrazione ai protocolli standard di chirurgia orale migliorando l’esperienza post-operatoria al paziente.

Dal punto di vista chimico e fisico, l’ozono è una molecola estremamente instabile. Inserito in un gel a base di olio di girasole, riesce tuttavia a stabilizzarsi temporaneamente grazie all’elevata tensione superficiale del gel mantenuto a bassa temperatura. La corretta conservazione della catena del freddo è fondamentale per preservare questa stabilità, consentendo al gel di trattenere l’ozono al suo interno fino al momento dell’applicazione clinica. Una volta inserito nell’alveolo post-estrattivo, il riscaldamento progressivo del gel a temperatura corporea determina una riduzione della tensione superficiale e il conseguente rilascio graduale dell’ozono direttamente a contatto con le superfici ossee. Questo rilascio controllato sembra svolgere un ruolo chiave nell’effetto clinico osservato.

Esiste un’ipotesi secondo cui l’energia liberata dall’ozono favorirebbe la diffusione di ossigeno ed energia nei tessuti superficiali, con una penetrazione di circa 3 mm sufficiente a sostenere la vitalità cellulare in aree potenzialmente destinate a necrosi. In questo scenario, gli osteociti sottoposti a stress meccanico e vascolare potrebbero mantenere la propria vitalità, evitando l’evoluzione fino all’alveolite post-estrattiva. È importante sottolineare che questo meccanismo rappresenta un’interpretazione coerente con i risultati clinici osservati, ma non ancora definitivamente dimostrata.

Assieme a questa possibile azione, l’ozono possiede una ben documentata attività antimicrobica ad ampio spettro. La riduzione della carica batterica locale, associata all’effetto di modulazione biologica dei tessuti, potrebbe spiegare l’elevata efficacia del trattamento nel prevenire l’insorgenza dell’alveolite. L’azione combinata di questi due meccanismi rende le alveoliti post-estrattive eventi clinicamente rari.

Ed è proprio questo l’aspetto di maggiore rilevanza pratica: una significativa riduzione di una delle complicanze più dolorose e frustranti dell’estrazione dentaria. Un risultato che interessa il clinico, in termini di semplificazione della gestione post-operatoria, ma ancor più per il paziente, che beneficia di un decorso di guarigione più rapido, meno doloroso e complessivamente più prevedibile. ;

Nota editoriale
Articolo estratto dalla pubblicazione: Materni, A.et al. Prevention of Dry Socket with Ozone Oil-Based Gel after Inferior Third Molar Extraction: A Double-Blind Split-Mouth Randomized Placebo-Controlled Clinical Trial. Gels 2023, 9, 289.

 

Immagine di copertina: Fig. 1 - Applicazione Ozosan Gel.

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