INDUSTRY REPORT
24 luglio 2026

Il contributo delle punte Scorpion nello scaling ultrasonico

Dott. Marco Salin, Dott.ssa Sara Rossi

Ad oggi, l’implantologia ha raggiunto risultati eccellenti in termini di predicibilità e successo clinico. Tuttavia, nessun materiale è in grado di sostituire completamente le caratteristiche biologiche e funzionali di un dente naturale, il cui mantenimento rappresenta ancora l’obiettivo primario della terapia odontoiatrica. Esistono diverse motivazioni per cui la preservazione dell’elemento dentale nativo risulta preferibile rispetto alla sostituzione implantare.

Tra queste si evidenzia il maggior riassorbimento osseo associato all’impianto, dovuto all’assenza del legamento parodontale e del conseguente micromovimento fisiologico, che nel dente naturale stimola il mantenimento e il rimodellamento osseo. Inoltre, la durata media di un impianto è stimata intorno ai 15-20 anni, mentre un dente naturale, se adeguatamente curato e mantenuto, può durare tutta la vita del paziente. Va inoltre considerata la necessità, in molti casi, di sottoporre il paziente a uno o più interventi chirurgici, quali procedure di rigenerazione ossea o dei tessuti molli, seguiti dall’inserimento implantare1.

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la maggiore suscettibilità dell’impianto alle infezioni batteriche. Tale vulnerabilità è attribuibile a diversi fattori, tra cui il contatto diretto tra impianto e tessuto osseo, che comporta una minor vascolarizzazione e quindi una risposta immunitaria meno efficace, l’orientamento delle fibre di collagene parallele all’impianto, che facilita la progressione batterica verso l’osso, un attacco epiteliale meno stabile e la superficie microscopicamente ruvida dell’impianto, che favorisce l’adesione batterica e la formazione di biofilm2. L’inserimento di un impianto si rende necessario in seguito alla perdita dentale, la cui causa principale nella popolazione adulta è rappresentata dalla parodontite. Si tratta di una malattia infiammatoria cronica che, se non trattata, determina la distruzione progressiva dei tessuti di supporto del dente, inclusi osso alveolare e legamento parodontale3. La parodontite evolve generalmente dalla gengivite, un’infiammazione reversibile delle gengive causata principalmente dall’accumulo di placca batterica. Risulta pertanto fondamentale diagnosticare e trattare precocemente la gengivite, al fine di prevenirne la progressione verso forme più gravi che, se trascurate, possono portare alla perdita dell’elemento dentale e rendere necessario il ricorso a terapie implantari o rigenerative.

La letteratura scientifica documenta ampiamente come i pazienti con una storia di parodontite presentino un rischio maggiore di sviluppare complicanze infettive e una percentuale inferiore di sopravvivenza implantare4, 5. Per questo motivo, risulta fondamentale diagnosticare e trattare precocemente la mucosite, al fine di prevenirne l’evoluzione in perimplantite che può determinare la perdita dell’impianto stesso. Anche in assenza di patologie, la prevenzione riveste un ruolo fondamentale. Il mantenimento di un’adeguata igiene orale domiciliare e l’esecuzione regolare di sedute di igiene professionale rappresentano strumenti essenziali per prevenire l’insorgenza di malattie infiammatorie e garantire la salute a lungo termine dei tessuti dentali e perimplantari. La detartrasi professionale prevede l’utilizzo di strumenti manuali e a ultrasuoni per la rimozione di placca, tartaro e pigmentazioni delle superfici dentali e radicolari.

L’ablatore a ultrasuoni è uno strumento odontoiatrico preciso e minimamente invasivo che sfrutta vibrazioni ad alta frequenza associate all’effetto di cavitazione6. Quest’ultimo consiste nella formazione e implosione di microbolle nell’acqua, generando un’energia sufficiente a disgregare il biofilm batterico e a facilitare la rimozione dei depositi. Il sistema a ultrasuoni è composto da tre componenti principali: la base elettronica, che genera il segnale elettrico; l’impugnatura, che trasmette l’energia; e l’inserto, ovvero la punta attiva, responsabile della trasmissione delle vibrazioni e dell’azione clinica diretta sulla superficie dentale.

Tra i produttori attualmente presenti sul mercato, Scorpion si distingue per la qualità e le prestazioni delle proprie punte. La gamma comprende tre principali configurazioni: la punta “Universal” indicata per lo scaling sopragengivale, la “Perio” per lo scaling sottogengivale, essendo caratterizzata da un diametro minore, e le punte della serie “i” specificamente sviluppate per la detersione delle superfici implantari. Le diverse varianti sono disponibili con attacchi compatibili con i principali scaler piezoelettrici in commercio e vengono fornite con apposita chiave dinamometrica, garantendo sicurezza e precisione durante l’utilizzo.

Uno degli elementi distintivi di queste punte è il materiale con cui sono realizzate, ovvero un acciaio brevettato, ad alta resistenza, progettato per garantire un’efficiente trasmissione delle vibrazioni e un’elevata resistenza a corrosione e a usura. La superficie è inoltre rivestita da uno strato color oro di nitruro di titanio, che aumenta la durezza e funge da indicatore visivo dello stato di usura. Con il progressivo consumo della punta, lo strato dorato si riduce gradualmente, consentendo al clinico di valutarne immediatamente le condizioni senza ricorrere a sistemi di misurazione dedicati. Ciò permette una sostituzione tempestiva, mantenendo sempre elevati standard di efficacia e sicurezza. Dal punto di vista operativo, il profilo sottile della punta permette di raggiungere facilmente le aree interprossimali e le zone di difficile accesso. Inoltre, la progettazione prevede una potenza iniziale controllata, che contribuisce ad aumentare il comfort del paziente, ridurre lo stress meccanico sul manipolo e rallentare il processo di usura. La potenza operativa può essere aumentata progressivamente in base allo stato della punta, mantenendo prestazioni costanti nel tempo.

Per la manutenzione implantare, Scorpion ha sviluppato CLiP, elementi protettivi in PEEK (polietereterchetone) da applicare sulla punta. Questo materiale, caratterizzato da una rigidità ottimale e un’elevata resistenza a usura, consente un’efficace rimozione del biofilm senza danneggiare la superficie implantare. L’utilizzo della CLiP contribuisce quindi a preservare l’integrità dell’impianto e a garantire una manutenzione sicura e conservativa. Una delle principali sfide per l’Igienista dentale durante la seduta di igiene professionale è rappresentata dalla gestione dei pazienti affetti da recessioni gengivali. In tali condizioni, l’operatore deve tenere in considerazione che la presenza di superfici radicolari scoperte comporta una maggiore suscettibilità all’ipersensibilità dentale, oltre a un aumentato rischio di importanti gengiviti.

Queste ultime risultano accentuante nei casi in cui sia ridotto o mancante il tessuto cheratinizzato, condizione che può rendere molto doloroso lo spazzolamento domiciliare (Fig. 1). Per questi motivi, è frequente che tali pazienti si presentino alla seduta con un forte timore nei confronti della strumentazione. Di conseguenza, l’operatore deve selezionare strumenti che garantiscano non solo un’elevata efficacia nella rimozione del biofilm ma anche un approccio il più possibile delicato e minimamente invasivo nei confronti delle superfici radicolari e dei tessuti molli adiacenti.

Le punte Scorpion, sia nella versione standard (Fig. 2) che nella versione “perio” (Fig. 3), caratterizzata da un diametro più ridotto, permettono di effettuare uno scaling molto delicato e al tempo stesso efficace. L’utilizzo al minimo della potenza, circa il 20%, permette di diminuire significativamente il disagio legato alle vibrazioni ultrasoniche, particolarmente percepibili sulle superfici radicolari esposte. Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dal design della punta, piatta a sezione rettangolare, che rende questi inserti molto più efficaci e precisi nella rimozione di tartaro. Questa configurazione, rispetto agli inserti a sezione rotonda, permette al bordo attivo in contatto con la superficie dentale di concentrare l’energia liberata in un’area più ridotta, migliorando la capacità di taglio e potenziando l’effetto di cavitazione (Fig. 4).

Essendo noto che il contatto involontario con la parete interna della tasca, con conseguente curettage non controllato, comporti la contrazione dei tessuti ed il peggioramento della recessione, risulta fondamentale l’utilizzo di strumenti che minimizzino tale rischio. In questo contesto, la punta “perio”, essendo molto rastremata rispetto ad altre, permette di lavorare anche in fenotipi sottili e aderenti minimizzando il dolore al paziente o la possibilità di aumentata contrazione tessutale post strumentazione (Fig. 5).

 

 

Bibliografia

  1. Bertani, P., Generali, P., Gorni, F., & Testori, T. (2023, March). Dente o impianto?: Il recupero o la sostituzione del dente naturale gravemente compromesso. Edra.
  2. Liaw K, Delfini RH, Abrahams JJ. Dental Implant Complications. Semin Ultrasound CT MR. 2015 Oct;36(5):427-33. doi: 10.1053/j.sult.2015.09.007. Epub 2015 Oct 9. PMID: 26589696.
  3. Corbella, S., G. Bordini, and M. Di Stefano. "La terapia delle malattie parodontali."Dental Cadmos79.8 (2011): 495-504.
  4. Bertani, P., Zuffetti, C., Testori, T., Biomediche, C., Weinstein, R. L., Zuffetti, F., & Galeazzi, V. R. Sostituzione con impianti di denti singoli affetti da processi infettivi: revisione della Letteratura sui criteri decisionali e presentazione di alcuni casi clinici-Parte 2.
  5. Hardt, C.R.E., Gröndahl, K., Lekholm, U. and Wennström, J.L. (2002), Outcome of implant therapy in relation to experienced loss of periodontal bone support. Clinical Oral Implants Research, 13: 488-494. https://doi.org/10.1034/j.1600-0501.2002.130507.x.
  6. Int J Dent Hygiene 5, 2007; 2–12 Arabaci T, C¸ ic¸ek Y, C¸ anakc¸i CF: Sonic and ultrasonic scalers in periodontal treatment: a review.

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