INTERVISTE
09 marzo 2026

Impatto delle terapie farmacologiche sull’osteointegrazione e la sopravvivenza degli impianti

Redazione Tueor Servizi

Le terapie farmacologiche possono avere un impatto significativo sui processi di guarigione ossea successivi all’inserimento di un impianto dentale. Farmaci come i bisfosfonati, noti per la loro azione sugli osteoclasti, possono rallentare il normale turnover osseo e, nei casi più gravi, favorire condizioni di osteonecrosi dei mascellari. Anche l’uso cronico di glucocorticoidi può compromettere la formazione ossea e ridurre la densità minerale, mentre gli antidepressivi SSRI possono interferire con i recettori della serotonina presenti nel tessuto osseo, alterando l’equilibrio tra formazione e riassorbimento. In generale, questi farmaci possono rallentare la riparazione ossea e aumentare il rischio di ritardi nella guarigione o di fallimento dell’integrazione implantare. Per questo motivo, valutare attentamente la terapia farmacologica del paziente è un passaggio cruciale nella pianificazione di un trattamento implantare sicuro ed efficace.

Per approfondire questi temi, abbiamo incontrato il Dott. Marco Mozzati, esperto in implantologia e autore del libro “Gestione del percorso chirurgico implantare nei pazienti con malattie sistemiche”, in cui si affrontano in dettaglio le strategie cliniche per pazienti che assumono farmaci e presentano comorbidità sistemiche. Con lui discuteremo delle criticità e delle migliori pratiche cliniche per garantire il successo degli impianti nei pazienti di oggi.

L’aumento dell’aspettativa di vita ha portato a pazienti più anziani con comorbidità. Quali sono le principali difficoltà nell’implantologia geriatrica?
In implantologia geriatrica è fondamentale superare un concetto ormai obsoleto: non è l’età anagrafica a determinare l’indicazione o la controindicazione al trattamento implantare, ma piuttosto l’età biologica del paziente. L’età biologica riflette infatti lo stato reale dell’organismo:

  • efficienza cardiovascolare;
  • controllo metabolico;
  • qualità dell’osso;
  • integrità del sistema immunitario;
  • capacità di riparazione tissutale.

È soprattutto la capacità di guarigione a fare la differenza. L’osteointegrazione è un processo biologico complesso che richiede vascolarizzazione adeguata, risposta infiammatoria controllata, attività osteoblastica efficace e buon equilibrio sistemico. Quando questi meccanismi sono compromessi, aumenta il rischio di fallimento implantare, indipendentemente dall’età anagrafica.

In che modo la presenza di farmaci come bisfosfonati, glucocorticoidi o SSRI influisce sul successo implantare?
La presenza di farmaci come bisfosfonati, glucocorticoidi e SSRI può influenzare il successo implantare perché interferisce, con meccanismi diversi, nei tre pilastri biologici dell’osteointegrazione:

  1. rimodellamento osseo;
  2. risposta infiammatoria;
  3. capacità di guarigione tissutale.

L’impianto dentale non è un semplice atto meccanico: è un processo biologico dinamico che richiede equilibrio tra riassorbimento e neoformazione ossea, adeguata vascolarizzazione e controllo dell’infiammazione.

Quali strategie adottate per minimizzare il rischio di fallimenti in pazienti in terapia cronica?
Nei pazienti in terapia cronica l’obiettivo non è “evitare il rischio” - che non può essere azzerato - ma ridurlo attraverso una pianificazione biologicamente guidata. L’implantologia in questi pazienti richiede un approccio più medico che meccanico, basato su valutazione sistemica, chirurgia atraumatica e controllo nel tempo.

Quanto è importante la pianificazione digitale rispetto alla valutazione clinica tradizionale?
La pianificazione digitale è oggi uno strumento straordinario, ma non sostituisce la valutazione clinica tradizionale: la completa. In implantologia - e ancora di più nel paziente geriatrico o in terapia cronica - la differenza non sta nella tecnologia utilizzata, ma nella capacità del clinico di integrare dati radiologici, informazioni sistemiche e valutazione biologica.

Quali sono le complicanze più frequenti nella pratica implantare e come si prevengono?
Le complicanze in implantologia rappresentano un capitolo inevitabile della pratica clinica, ma non devono essere considerate eventi casuali o imprevedibili. Nella maggior parte dei casi sono l’espressione di un disequilibrio tra fattori biologici, meccanici e gestionali. Per comprenderle davvero è utile classificarle in tre grandi categorie: chirurgiche precoci, biologiche tardive e protesiche/meccaniche. Questa suddivisione non è solo didattica, ma riflette tre momenti diversi del percorso implantare e tre diverse aree di responsabilità clinica.

Quali risorse o linee guida ritiene indispensabili per i giovani implantologi?
Per un giovane implantologo, la crescita professionale non dovrebbe basarsi solo su corsi tecnici o abilità chirurgiche, ma su una struttura culturale solida, linee guida autorevoli e aggiornamento continuo basato sull’evidenza scientifica. Le risorse indispensabili possono essere suddivise in quattro pilastri: linee guida cliniche, letteratura scientifica, formazione strutturata e cultura biologica/parodontale.

Come vede evolvere l’implantologia dentale nei prossimi 5‑10 anni in Italia e a livello internazionale?
Nei prossimi 5–10 anni l’implantologia (in Italia e nel mondo) probabilmente evolverà lungo alcune direttrici abbastanza chiare: più digitale e “data-driven”, più orientata alla prevenzione delle complicanze biologiche, e più “interdisciplinare” (medicina interna, endocrinologia e gerodontologia).

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