11 aprile 2022

La Diagnosi punto di partenza di ogni trattamento mini invasivo

Patrizia Biancucci

Negli ultimi anni si è molto parlato, e si discute tuttora ampiamente, su ciò che in chirurgia possa ridurre i tempi di intervento, diminuire il trauma, limitare il costo biologico e offrire nello stesso tempo l’estetica e la funzione perdute. L’invasività chirurgica è dettata da diversi fattori: le aspettative estetico-funzionali, la valutazione medica generale, le abitudini di vita (es., il fumo), la compliance del paziente e il progetto protesico. È la complessità del caso che condiziona la scelta del tipo di intervento.

Ovviamente, prima di formulare un progetto protesico, e quindi decidere come intervenire, occorre un’accurata fase diagnostica per conoscere le possibili complicanze intra- e post-operatorie. Numerosi articoli scientifici attestano che impianti di lunghezza ridotta hanno un’alta percentuale di successo, percentuale sovrapponibile a quella registrata per impianti di lunghezze standard ed insieme agli impianti angolati, transinusali, pterigoidei e impianti a diametro ridotto in situazioni cliniche selezionate rappresentano una valida alternativa terapeutica ad interventi più complessi.

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