INTERVISTE
14 gennaio 2021

La salute della mucosa perimplantare per il successo a lungo termine di un impianto dentale

Patrizia Biancucci

Il successo a lungo termine di un impianto dentale può essere associato sia allo standard di controllo della placca che alla salute della mucosa perimplantare. È difficile dire quale dei due venga prima, perché senza un adeguato controllo di placca, la salute orale non può essere raggiunta; ma è anche vero che per i pazienti diventa difficile osservare una corretta igiene orale se il tessuto molle che circonda un impianto dentale non è sano. Per questi motivi la valutazione dei tessuti molli dovrebbe essere sempre il punto di partenza quando si pianifica il posizionamento dell’impianto, si aumentano i tessuti molli e duri attorno agli impianti dentali o si ripristinano questi impianti. Inoltre se è vero che i restauri protesici su impianti dovrebbero essere progettati in modo da consentire un facile accesso alle manovre di igiene orale, è altrettanto vero che la manipolazione dei tessuti molli si rende necessaria anche per il corretto auto-mantenimento della salute a lungo termine dei tessuti perimplantari. Va aggiunto che la stragrande maggioranza di queste complicazioni ha origine nel tessuto molle marginale perimplantare, tanto che, negli ultimi anni, un numero crescente di autori ha iniziato a concentrarsi sull’integrazione dei tessuti molli, ovvero sulla creazione di una barriera precoce, efficace e duratura in grado di proteggere biologicamente le strutture perimplantari. Tra questi Mario Roccuzzo, uno dei ricercatori più quotati a livello internazionale, docente universitario e libero professionista torinese, che ama autodefinirsi Parodontologo. Socio attivo SIdP, vincitore di prestigiosi premi internazionali e autore di circa 80 pubblicazioni su riviste scientifiche di tutto il mondo, Roccuzzo coglie l’occasione del suo ultimo libro, “Integrazione e management dei tessuti molli perimplantari” in uscita a Febbraio 2021, per parlarci dei tessuti molli marginali perimplantari, argomento decisamente attuale.

Dott. Roccuzzo, più che Implantologo, lei ama definirsi Parodontologo: si tratta di un retro pensiero o di motivazioni scientifiche e biologiche finalizzate al risultato ottimale per il paziente?
Sono fiero di definirmi “parodontologo” da quando sono diventato socio attivo della Società Italiana di Parodontologia nel lontano 1997 e ho deciso di non occuparmi più di odontoiatria in generale. Volendo semplificare al massimo, il parodontologo considera l’estrazione di ogni dente come la perdita di una battaglia al fine di vincere la guerra. L’implantologo spesso vede molto positivamente la possibilità di sostituire un dente con un impianto.
Nel tempo la Società di Parodontologia è divenuta la Società di Parodontologia e Implantologia. Questo passaggio ha marcato la convinzione che gli impianti siano ottimi strumenti per sostituire i denti mancanti e facilitare il mantenimento a lungo termine di denti trattati per malattia parodontale, anche grave. C’è da dire, purtroppo, che negli ultimi tempi è cresciuta la tendenza a estrarre denti con facilità al fine di sostituirli con impianti.


Il posizionamento degli impianti è ormai una tecnica predicibile, garantisce il successo nell’immediato ma non altrettanto a distanza di tempo. E allora qual è il segreto del successo a lungo termine? 
La premessa è che nessun paziente dovrebbe ricevere impianti prima di aver dimostrato un’adeguata capacità di cura di se stesso, mediante un buon controllo di placca, e senza aver ricevuto informazioni precise sul suo profilo di rischio.
La stragrande maggioranza degli autori concorda sul fatto che il successo a lungo termine sia legato a due aspetti fondamentali: il posizionamento corretto e il mantenimento adeguato.
Per quanto riguarda il primo punto, un impianto ideale dovrebbe essere al centro di una cresta ossea di sufficiente spessore, circondato da un’adeguata banda di mucosa aderente, con solco gengivale poco profondo e privo di sanguinamento al sondaggio.
Tuttavia, come accade con tutti i dispositivi medici, le complicanze nel tempo non possono mai essere del tutto escluse. E’ pertanto indispensabile che il paziente si sottoponga a visite di controllo periodiche, anche in assenza di sintomi. Eventuali infiammazioni dei tessuti peri-implantari, se intercettati precocemente, possono infatti essere trattati con notevoli probabilità di successo, in un numero elevato di casi.


Quanto è importante il ruolo dell’Igienista per evitare, o almeno limitare, le complicanze biologiche nei tessuti molli marginali perimplantari?
Gli Igienisti hanno un ruolo fondamentale nell’intercettare complicanze e/o situazioni di rischio che potrebbero portare a successive complicanze. Inoltre l’igienista è la figura che maggiormente deve motivare il paziente in maniera efficace, cercando anche di capire quando è necessario un ulteriore intervento da parte dell’odontoiatra. Per esempio, in alcune situazioni il paziente non è in grado di mantenere un’adeguata igiene orale perché riferisce dolore durante lo spazzolamento. Questo capita con una certa frequenza, soprattutto nei settori mandibolari posteriori, in assenza di fornice e di mucosa cheratinizzata. In tali casi, piuttosto che richiamare il paziente con elevata frequenza, può essere indicato un innesto gengivale che ristabilisca condizioni peri-implantari ottimali e renda il mantenimento più facile. Altre volte il paziente presenta sanguinamento al sondaggio in corrispondenza di protesi con forme o dimensioni inadeguate. In questi casi, l’igienista ha l’obbligo morale di suggerire all’odontoiatra una modifica della parte implanto-protesica.
Si comprende da questi due esempi che il successo a lungo termine è sempre legato alla collaborazione proficua e continuativa tra le due figure professionali, nello sforzo continuo di aiutare il paziente a mantenere un corretto controllo di placca.


Dott. Roccuzzo, a breve uscirà il volume 12 della serie ITI Treatment Guide dal titolo “Integrazione e management dei tessuti molli perimplantari” di cui lei è coautore. Tra osteointegrazione, integrazione dei tessuti molli e mantenimento a lungo termine, qual è l’anello debole della catena?
Il libro, che ho scritto con la collaborazione di Anton Sculean, si conclude con l’affermazione che l’osteointegrazione è semplice, l’integrazione dei tessuti molli è difficile, il mantenimento degli impianti a lungo termine è complicato. Questo nasce dall’osservazione che le percentuali di osteointegrazione degli impianti moderni è vicinissima al 100%, anche nei casi di impianti malposizionati o privi di sigillo mucoso o protesizzati in maniera inadeguata.
Il tempo è galantuomo e molto spesso evidenzia quelle situazioni che nascono male e finiscono peggio. È nostro compito pertanto cercare di fare sempre le cose per bene, non dimenticando che il paziente deve essere motivato da subito e in maniera corretta.
Nel testo si sottolinea che il clinico non deve sottovalutare il rischio di risultato non estetico, legato alla comparsa di recessioni mucose, specie in corrispondenza di impianti post-estrattivi immediati. Per il futuro quindi sarebbe auspicabile meno marketing e più educazione alla prevenzione. Tra l’altro, la versione in inglese sarà disponibile in febbraio, mentre per quella in italiano bisognerà aspettare ancora qualche mese.


Lei ha partecipato a numerosi Congressi e Consensus Conferences in vari Paesi di tutti i continenti. Può dirci qual è lo stato dell’arte negli altri Paesi rispetto all’Italia?
I ricercatori e relatori italiani, nel campo della Parodontologia e dell’Implantologia, godono di grande rispetto e alta considerazione in tutto il mondo. Per rendersi conto di ciò, è sufficiente osservare il notevole contributo che gli autori italiani, provenienti sia dall’Università che dalla libera professione, forniscono alle riviste internazionali più accreditate.
L’auspicio è che i risultati di queste ricerche non rimangano patrimonio di pochi addetti ai lavori, ma siano sempre di più trasferiti alla clinica di tutti i giorni per fornire terapie sempre migliori ai nostri pazienti.

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