INTERVISTE
15 dicembre 2025

Odontoiatria geriatrica: etica, clinica e responsabilità sociale

Biancucci P.

L’invecchiamento della popolazione sta ridefinendo le priorità della sanità pubblica, ponendo nuove sfide anche all’odontoiatria. L’odontoiatria geriatrica non è più una nicchia, ma una disciplina centrale per garantire qualità di vita, dignità e salute globale agli anziani. In questa intervista la Dott.ssa Marta Mello, presidente della Commissione Albo Odontoiatri di Torino, analizza i cambiamenti demografici, le implicazioni etiche e le responsabilità professionali legate alla cura orale dell’anziano. Un confronto che intreccia dati, clinica e deontologia. Perché prendersi cura della bocca significa prendersi cura della persona.

Dott.ssa Mello, perché oggi l’Odontoiatria Geriatrica merita un’attenzione particolare?
Negli ultimi cento anni l’aspettativa di vita media è aumentata in modo straordinario, con un guadagno di circa 25 anni: oggi siamo intorno ai 73 anni per gli uomini e agli 80 per le donne. Parallelamente sta cambiando la composizione demografica mondiale: attualmente il 6,2% della popolazione ha più di 65 anni, ma le proiezioni indicano che entro il 2050 questa quota salirà al 25%. In Europa i numeri sono ancora più rilevanti: oggi gli over 65 rappresentano circa il 16% della popolazione e nel 2050 potrebbero arrivare al 30%. È evidente che questi dati impongono una riflessione seria nella pianificazione della politica sanitaria, e in particolare di quella odontoiatrica.

Qual è la situazione specifica in Italia?
In Italia l’aspettativa di vita continua a crescere. Secondo i dati Istat più recenti, nel 2024 ha raggiunto un nuovo record: 85 anni per le donne e 81 per gli uomini. Esistono però differenze regionali importanti: nel Nord, ad esempio in Trentino-Alto Adige, l’aspettativa di vita è più elevata (82 anni per gli uomini e 86 per le donne), mentre nel Mezzogiorno, come in Campania, si registrano valori inferiori di circa tre anni. A questo si aggiunge un bassissimo indice di natalità, tra i più bassi al mondo. Gli over 60 rappresentano oggi il 22,3% della popolazione: l’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo. La popolazione anziana aumenta, mentre quella generale no. Tutto questo rappresenta una sfida enorme per il sistema sanitario e previdenziale.

Quali sono le fasce d’età degli anziani considerati fragili?
Il numero dei soggetti fragili cresce in modo esponenziale dopo i 75 anni, raggiungendo picchi del 40–50% tra gli 80 e i 90 anni. È soprattutto in queste fasce che emergono bisogni specifici a cui dobbiamo garantire una corretta salute orale. Sotto i 75 anni le differenziazioni sono minime; sopra gli 85 anni, invece, si concentrano le fragilità maggiori ed è solo in questi casi che diventa necessario valutare terapie alternative.

Sotto gli 85 anni è etico scegliere di non trattare un paziente e optare per le cure palliative?
Questa è una riflessione fondamentale, che chiama in causa l’etica e il biodiritto. Possiamo fare riferimento alle linee guida dell’OMS, che parlano chiaramente di “invecchiamento attivo”: ottimizzare le opportunità di salute, garantire partecipazione e sicurezza, migliorare la qualità di vita. Gli anziani sono una risorsa per la società e non possono essere messi da parte. L’approccio al paziente anziano deve quindi essere necessariamente olistico. Non ci si può limitare all’aspetto orale: è indispensabile conoscere le patologie sistemiche, sempre più frequenti con l’avanzare dell’età e strettamente interconnesse con la salute orale. L’odontoiatra non deve sovrapporsi ad altre figure sanitarie, ma la collaborazione interdisciplinare è essenziale. Abbiamo un ruolo sentinella nella popolazione e siamo parte integrante della gestione globale della salute del paziente.

Qual è, in termini operativi, l’obiettivo principale dell’odontoiatria geriatrica?
L’obiettivo è il mantenimento della funzione occlusale. Le possibilità terapeutiche sono molteplici e “non fare nulla” non è mai un’opzione. È fondamentale prevenire l’ipofunzione orale, non rincorrere la patologia quando è ormai troppo tardi. Dal punto di vista etico e deontologico l’intervento non è opzionale. Se arriviamo al paziente con numerose patologie associate e una bocca in condizioni critiche, l’unica soluzione diventa il trattamento in strutture protette, con tutte le difficoltà logistiche che ne derivano. Serve una rete capillare di professionisti sul territorio, capace di intercettare precocemente il bisogno e di valorizzare le professionalità già esistenti.

In questo contesto, che ruolo possono avere gli odontoiatri operanti in deroga tramite liste temporanee regionali ma non iscritti all’Albo Odontoiatri?
Garantire la presenza sul territorio non può significare derogare sulla qualità. La complessità del trattamento dei pazienti anziani richiede competenze teoriche, cliniche ed etiche molto elevate. Accettare professionisti che operano in deroga e non sono iscritti all’Albo è particolarmente rischioso, anche perché non sono sottoposti a vincoli deontologici. Inoltre, nella mia esperienza, spesso manca una conoscenza adeguata della lingua italiana, rendendo impossibile una comunicazione efficace su temi clinici ed etici complessi.

Le risulta che Enti e Istituzioni si stiano muovendo in questa direzione?
L’OMS ha recentemente lanciato un appello per un’azione di sanità pubblica, che possiamo e dobbiamo raccogliere: formazione specifica dei professionisti, équipe di supporto adeguate e programmazione di terapie domiciliari per i pazienti non autonomi. Anche il CED (Consiglio Europeo dei Dentisti) ha ribadito l’importanza di non trascurare aspetti come nutrizione, accessibilità economica, alfabetizzazione alla salute orale e screening oncologico del cavo orale. Un esempio virtuoso è la Regione Toscana, dove un tavolo tecnico permanente tra Ordini, ASL e Università ha regolamentato le prestazioni odontoiatriche domiciliari, fissando limiti stringenti per garantire la sicurezza. Un altro progetto interessante, nella ASL Sud Est sempre in Toscana, è lo sviluppo di una App che consente al caregiver di segnalare anomalie del cavo orale, attivando automaticamente l’intervento dell’odontoiatra, garantendo così una migliore continuità assistenziale.

Come si applicano le Linee Guida nell’odontoiatria geriatrica?
Le linee guida non possono essere un “porto sicuro” automatico né un alibi per applicazioni standardizzate a pazienti estremamente eterogenei. Nelle strutture sanitarie pubbliche e private assistiamo spesso a una proliferazione di protocolli pensati più per esigenze organizzative o di contenimento dei costi che per il reale bisogno del paziente anziano. Come CAO dobbiamo dire con forza no a questo approccio. L’odontoiatra deve mantenere autonomia e responsabilità, usare le linee guida come strumenti di supporto e non come vincoli rigidi, motivando quando è necessario discostarsene per tutelare la qualità di vita del paziente. Strumenti che aiutano a documentare e argomentare scelte proporzionate, rispettose dei valori del paziente anziano e della sua qualità di vita e non check-list burocratiche a cui conformarsi per ragioni difensive.

Il paziente over 85 rappresenta un caso emblematico?
Assolutamente sì. È il tipico esempio di paziente complesso: molte patologie, politerapia, deficit cognitivi, vulnerabilità sociale e funzionale rendono spesso inapplicabili le linee guida pensate per il “paziente tipo”. Qui la relazione di cura, il tempo dedicato all’ascolto e la personalizzazione diventano centrali.

In questo contesto, come si colloca il tema della “prima visita gratuita”?
Il tempo della visita è tempo di cura. Ridurre la prima visita a uno strumento di marketing significa svalutarne la natura clinica. Pubblicizzarla come “gratuita” o “low cost” è in contrasto con i principi di correttezza e dignità professionale e con la normativa sulla pubblicità sanitaria. La gratuità, se motivata da ragioni etiche o sociali, rientra nella responsabilità del singolo professionista; se usata come slogan, esce dal perimetro dell’etica. Lo confermano sia la giurisprudenza disciplinare sia la recente Cassazione. Come CAO vogliamo mantenere i temi etico-deontologici al centro delle nostre scelte e del nostro agire. Queste sono le linee di indirizzo che, sul piano etico e deontologico, vogliamo approfondire e discutere insieme, con l’obiettivo di tenere i temi etico-deontologici al centro dell’azione e delle scelte della CAO nazionale.

Quali rischi corre il sistema sanitario se non investe ora nell’odontoiatria geriatrica?
Se il sistema sanitario non investe oggi in modo strutturato nell’odontoiatria geriatrica, i rischi sono molteplici e riguardano sia la sostenibilità del sistema sia la qualità della vita delle persone anziane. I principali sono la cronicizzazione e l’aggravamento delle patologie, l’incremento dei costi sanitari complessivi, la perdita di autonomia dell’anziano e la sua impropria medicalizzazione. Infine, il sistema corre un rischio etico e deontologico: rinunciare a investire nell’odontoiatria geriatrica significa accettare una forma di discriminazione legata all’età, negando di fatto il diritto alla salute orale a una fascia sempre più ampia della popolazione. Questo contrasta con i principi di equità, appropriatezza e centralità della persona che dovrebbero guidare la sanità pubblica. In sintesi, non investire oggi nell’odontoiatria geriatrica significa compromettere la sostenibilità futura del sistema sanitario, aumentare le disuguaglianze e ridurre la qualità di vita degli anziani. Investire ora, invece, vuol dire prevenzione, risparmio, dignità e salute globale.

 

Immagine di copertina by rh2010/Adobe Stock.

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