INTERVISTE
18 gennaio 2021

La comunicazione come presupposto della salute orale

Patrizia Biancucci

Intervista a Chiara Lorenzi, igienista dentale

Il ruolo dell’Igienista Dentale e della comunicazione sono centrali per il successo a lungo termine di qualsiasi terapia: tale esito positivo si può basare esclusivamente sull’applicazione di una corretta terapia di mantenimento dentro e fuori dallo studio odontoiatrico, coinvolgendo attivamente il paziente e responsabilizzandolo come attore principale. Per creare un rapporto di fiducia non basato esclusivamente su quello operatore-paziente sempre più dobbiamo spostare l’attenzione sulla condivisione delle conoscenze e degli obiettivi. Le abitudini, le motivazioni e le abilità manuali riscontrate nel paziente sono un ulteriore riferimento che l’igienista dovrà prendere in considerazione per elaborare le istruzioni adeguate.


Dott.ssa Lorenzi, come sono cambiate le esigenze dei pazienti rispetto a qualche decennio fa?
Se pensiamo a come sono cambiate le esigenze negli ultimi 20-30 anni ci rendiamo conto che c’è stata una vera e propria rivoluzione. Mentre 30 anni fa il paziente aveva l’esigenza primaria di non sentire dolore o comunque di risolvere una patologia urgente e magari avanzata, oggi vuole coniugare le esigenze cliniche di salute orale con le esigenze estetiche, quindi occorre ripristinare l’integrità fisiologica della persona, il confort e rappresentare la bellezza. Di conseguenza siamo tenuti ad analizzare e mettere insieme tutti questi punti non solo nell’ottica di curare un dente o una bocca, ma dobbiamo affrontare il paziente a 360° nella sua integrità generale e dedicarci alla comunicazione. La comunicazione fa parte della cura perché parlando con le persone possiamo interpretare i bisogni, spiegare le fasi della terapia e intercettare credenze errate.

Come si muove l’Igienista all’interno del team odontoiatrico tendenzialmente parcellizzato?
In effetti noi Igienisti siamo sempre più specializzati all’interno del team odontoiatrico con il rischio che ci sia sempre più una frammentazione. La comunicazione all’interno del team e con il paziente permette di riunire i vari aspetti del nostro lavoro in modo da porre al centro dell’attenzione la nostra relazione con il paziente stesso, in modo da superare questa frammentazione che ci porta a disperdere energie e attenzioni. Molte volte infatti, nel nostro percorso quotidiano, ci rendiamo conto che il paziente viene “perso” nelle varie fasi della terapia perché manca un’adeguata comunicazione fra le parti che non consente di riunire tutte le esigenze terapeutiche personali del paziente.

Ritiene che nei casi complessi multidisciplinari il paziente possa sentirsi disorientato?
Di solito nello studio odontoiatrico c’è una figura principale che fa la prima visita e il piano terapeutico del paziente che poi deve essere accompagnato durante le fasi della terapia. Nel team odontoiatrico l’endodontista, il protesista, l’implantologo, l’igienista dentale e l’ortodontista sono tutte figure complementari ma con obiettivi leggermente diversi, per cui in tutte queste fasi il paziente si può facilmente perdere, salvo che non venga rimesso al centro focalizzandoci sulla fondamentale relazione di aiuto. Informare il paziente sugli ultimi orientamenti nell’ambito della medicina che è sempre in continua evoluzione, ma soprattutto informare efficacemente il paziente sugli strumenti utili per raggiungere e mantenere la sua salute orale attraverso una fase di educazione e di istruzione. È proprio in questo che l’Igienista dentale è sempre stato protagonista, ma oggi ancora di più deve occuparsi di educare e accompagnare il paziente lungo tutto il viaggio terapeutico.

I controlli in remoto sono utili per monitorare il mantenimento domiciliare?
Nella mia pratica quotidiana spesso e volentieri chiedo al paziente di tornare al controllo in studio ogni volta che c’è qualche passo decisivo all’interno della terapia, per poterne parlare e rifare il punto sulle fasi di mantenimento domiciliare. Ultimamente, in questo periodo di pandemia, abbiamo la possibilità di utilizzare i mezzi telematici che ci permettono di comunicare facilmente con il paziente e seguirlo anche a distanza.

Dott.ssa Lorenzi, quanto un team più o meno affiatato può condizionare l’adesione terapeutica dei pazienti?
Un programma personalizzato si sviluppa sempre sulle esigenze del paziente per ristabilire la salute e accogliere i suoi bisogni. Per fare questo dobbiamo riunire il team perché attraverso una comunicazione efficace riusciamo a soddisfare il paziente che, se più soddisfatto, sarà maggiormente aderente ai protocolli da noi proposti. Vale a dire che più il team è affiatato, più la comunicazione è univoca, più lavora nella stessa direzione e più sappiamo che il paziente aderirà alle nostre richieste e ai nostri consigli. Se al contrario la comunicazione è confusa e incongruente, generiamo confusione nella testa del paziente e rischiamo di comprometterne la partecipazione proattiva.

Protocollo “full mouth disinfection”. Di cosa si tratta?
Seguendo le esigenze del paziente e le indicazioni della medicina attuale, dobbiamo andare a ricreare un equilibrio microbiologico che chiamiamo eubiosi, per affrontare in modo diverso le terapie che finora miravano a prediligere la strumentazione meccanica per ottenere una perfetta guarigione, mentre invece oggi vogliamo stabilizzare i tessuti parodontali e mantenere una perfetta estetica. In questo senso, attraverso le idee della prof.ssa Annamaria Genovesi, tempo fa abbiamo creato il protocollo “full mouth disinfection”, poi rielaborato e modificato, con l’obiettivo di favorire preliminarmente la riduzione dell’infiammazione per ricreare l’eubiosi, e solo in un secondo tempo rimuovere i fattori eziologici, sempre tenendo presente che la saliva fa nicchia ritentiva come riserva fondamentale di batteri.

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