INTERVISTE
22 dicembre 2025

Carico immediato e consapevolezza clinica: il Prof. Crespi al Congresso dell’Istituto Stomatologico Toscano

Biancucci P.

Il Prof. Roberto Crespi, è un medico specializzato in Odontostomatologia e in Anatomia Patologica, una combinazione che gli conferisce una conoscenza profonda della biologia e della patologia orale. Autore di otto libri, di oltre 120 pubblicazioni ad alto impact factor e docente all’UniCamillus, è un punto di riferimento nel campo dell’implantoprotesi. In questa intervista anticipa i temi della sua relazione al Congresso dell’Istituto Stomatologico Toscano (23-24 gennaio), inerenti all’implantologia immediata e all’importanza della psicologia del paziente.

Prof. Crespi, il titolo della sua relazione al Congresso dell’Istituto Stomatologico Toscano, il 23 e 24 gennaio a Viareggio, è “Implantologia immediata: dall’impianto al carico immediato, dal singolo elemento all’intera arcata”. Ci può anticipare i contenuti principali del suo intervento?
Sono più di venticinque anni che si parla di carico immediato: estrarre i denti, inserire gli impianti e riabilitare subito uno o più elementi dentari, fino all’intera arcata. Dopo tanti anni di esperienza, di successi e anche di qualche insuccesso, credo che sia arrivato il momento di riflettere su ciò che questa tecnica comporta davvero. Tutto sembra semplice, ma non bisogna mai sottovalutare i “trabocchetti” che si possono incontrare. Ogni caso è diverso e va studiato con grande attenzione.

Può farci un esempio concreto di questi “trabocchetti”?
Prendiamo il caso di un paziente che ha trascurato la sua bocca per trent’anni: non può pensare che in mezz’ora di intervento si risolvano tutti i problemi. Non è un miracolo. È necessario studiare il caso con attenzione, valutare i parametri anatomici e biologici, ma anche entrare nella dimensione psicologica del paziente. Oggi tutti vogliono tutto subito, ma non sempre la soluzione più rapida è quella giusta. Bisogna imparare a dire “no” quando serve, e spiegare con chiarezza il perché di una decisione clinica. Questo spesso porta a risultati migliori nel lungo periodo.

Quindi lei ritiene importante anche l’aspetto comunicativo e psicologico nel rapporto con il paziente?
Assolutamente sì. L’implantologia non è solo tecnica: è anche empatia, capacità di ascolto e di gestione delle aspettative. Il paziente va accompagnato nel percorso terapeutico, non illuso con promesse irrealistiche. Prima di mettere un impianto, bisogna studiare la bocca, l’occlusione, la qualità dei tessuti molli e duri. Solo così si ottengono risultati che durano nel tempo.

Quanto è importante il follow-up a lungo termine nelle riabilitazioni implantoprotesiche e in che modo le nuove tecnologie stanno cambiando il vostro approccio clinico?
Chi segue i propri pazienti nel tempo, chi controlla le proprie riabilitazioni dopo 10, 15 o 20 anni, impara molto di più. Oggi, grazie a strumenti come la cone beam, possiamo analizzare meglio come cambiano i tessuti duri e molli nel tempo. Questo ci aiuta a gestirli in modo più consapevole, a prevenire complicanze e a perfezionare le tecniche. Un tempo avevamo dieci parametri da considerare per una riabilitazione implantoprotesica, oggi ne abbiamo venti, frutto delle conoscenze e dell’esperienza accumulata negli anni.

Un buon motivo, quindi, per venire ad ascoltarla a Viareggio, dove sarà in ottima compagnia con relatori di grande spessore come i professori Covani e Piattelli.
Sì, sarà un’occasione di confronto e crescita, non solo per gli implantologi, ma anche per igienisti e giovani professionisti. Confrontarsi, ascoltare, imparare: è questo il vero spirito dei congressi.

Clicca QUI e scopri il programma del 13esimo congresso dell'Istituto Stomatologico Toscano.

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