MEDICINA ORALE
03 aprile 2026

Le recidive del carcinoma squamocellulare del cavo orale (OSCC)

Prof. Silvio Abati

La recidiva del carcinoma squamocellulare del cavo orale (oral squamous cell carcinoma, OSCC) è una delle principali cause di fallimento della cura e di riduzione della sopravvivenza dei pazienti. Nonostante i progressi nelle tecniche chirurgiche, di chemioterapia e radioterapia, una quota rilevante di pazienti va incontro alla ripresa di malattia dopo trattamento iniziale curativo, confermando l’elevata aggressività biologica di questo tumore maligno.

Le recidive del carcinoma orale possono presentarsi come recidive locali nella sede del tumore primitivo, come recidive per diffusione regionale a livello dei linfonodi cervicali oppure come metastasi a distanza, in particolare polmonari. Un’ulteriore evenienza clinicamente rilevante è rappresentata dallo sviluppo di tumori primitivi secondari del tratto aerodigestivo superiore, fenomeno riconducibile al concetto di field cancerization, o “cancerizzazione di campo” secondo cui l’esposizione cronica a carcinogeni quali tabacco e alcol determina alterazioni diffuse dell’epitelio mucoso predisponenti a trasformazione neoplastica multifocale.

La maggior parte delle recidive insorge precocemente, con un picco entro i primi 12 mesi o, più frequentemente, entro i primi due anni dal trattamento iniziale. Si osservano tuttavia anche recidive tardive, a conferma della necessità di una sorveglianza clinica attenta e prolungata nel tempo. La diagnosi delle recidive si basa prevalentemente sull’esame clinico sistematico della mucosa orale e del collo. Le recidive locali si presentano frequentemente come ulcerazioni persistenti, nodularità, placche leucoplasiche o eritroplasiche e aree infiltranti. Le metodiche di imaging (tomografia computerizzata e risonanza magnetica) svolgono un ruolo complementare, in particolare per la valutazione delle strutture profonde e delle stazioni linfonodali cervicali. Tuttavia, la sola ispezione clinica può risultare insufficiente nelle fasi iniziali, quando le alterazioni morfologiche sono minime o mascherate da esiti cicatriziali post-chirurgici o post-attinici.

Tra le metodiche non invasive proposte per migliorare l’identificazione precoce delle recidive e delle lesioni potenzialmente maligne, l’autofluorescenza tissutale riveste un ruolo di particolare interesse. Nel follow-up dei pazienti trattati per OSCC, l’autofluorescenza può consentire l’identificazione di aree di perdita di fluorescenza non immediatamente evidenti all’esame clinico convenzionale, indirizzando biopsie mirate verso zone a maggiore rischio di trasformazione o recidiva. Tale approccio risulta particolarmente utile nelle aree cicatriziali o irradiate, dove le alterazioni cromatiche e morfologiche rendono più complessa la distinzione.

 

Immagine di copertina: Recidiva di carcinoma squamocellulare della lingua in paziente già trattato 3 anni prima con glossectomia parziale; nel riquadro, immagine con rilevamento positivo dell’autofluorescenza, ottenuta con dispositivo Goccles. 

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