MEDICINA ORALE
23 novembre 2020

Olio di oliva ozonizzato e luce blu LED come desensibilizzante: case report

Casu C., Poto D., Mameli A.

Introduzione
È ormai consolidato che tra gli obiettivi della medicina un punto fondamentale sia quello di ottimizzare il risultato clinico con il comfort del paziente. Studi di metodologie alternative e coadiuvanti la prassi affermata oggi sono accolti con un sempre maggiore interesse e l’utilizzo dell’ozono rientra fra queste.
L’ozono (O3) è una formula triatomica dell’ossigeno, formato in natura dall’esposizione di un atomo di 02 ad una carica elettrica. Il risultato è un gas altamente instabile e per questo necessita di un rapido consumo in quanto non può essere né conservato né trasportato. In medicina, pertanto, si utilizza una miscela meno alterabile di ozono e ossigeno detta ozono medicale. Il concetto alla base dell'ozonoterapia è il beneficio derivante dalla scomposizione dell’azoto in molecole di ossigeno: viene utilizzata come stimolatore metabolico cellulare e del microcircolo, facilitando la cessione di ossigeno da parte degli eritrociti aumentando così il processo di ossidazione delle tossine presenti nell'organismo. Viene prevalentemente utilizzato per il trattamento del dolore in diverse declinazioni, come quello derivato da condizioni ortopediche e infiammazioni articolari ma è anche impiegato su ulcere, lesioni e processi di cicatrizzazione1,2. Vanta diverse modalità di somministrazione, tra le quali il trattamento topico, prevalente in odontoiatria1.
Dagli studi effettuati in ambito odontoiatrico l’applicazione di ozono sembra aver favorito differenti aspetti della disciplina, dal trattamento della carie a quello canalare e parodontale. L’ampio spettro di impiego lo si deve alle proprietà antibatteriche, di biocompatibilità e rigenerazione tissutale della molecola; tuttavia, essendo un composto instabile, presenta anche dei limiti nel dosaggio e nell’utilizzo che devono essere gestiti con accortezza3. Tra i numerosi riscontri positivi documentati, effetti di decontaminazione si sono registrati come un efficace coadiuvante nel trattamento chirurgico delle perimplantiti. Lo studio di Isler et al. ha rilevato come il trattamento topico con ozono dei siti peri-implantari registrava livelli più bassi di placca, riduzione delle tasche e migliori valori di attacco clinico rispetto al gruppo controllo4. Un altro studio (su modello murino) ha evidenziato come in presenza di malattia parodontale, l’applicazione sistemica di ozono riduca la perdita di osso alveolare mentre quella topica favorisce la risposta all’ipossia, data la minor presenza di cellule che esprimevano il fattore di trascrizione che ne regola la reazione5.
Per l’utilizzo dell’ozono in odontoiatria un metodo efficace per veicolare il trattamento topico è l’unione della molecola con dell’olio, di fatto non riducendo la veicolazione della molecola tramite dispostivi specifici. Gli oli sono composti da molecole di trigliceridi contenenti acidi grassi saturi e insaturi, le cui facoltà consentono di trattenere le molecole di ozono rendendolo disponibile per un utilizzo prolungato. Ciò è reso possibile dal legame che l'ozono instaura con gli acidi grassi insaturi, formando a livello dei doppi legami composti stabili chiamati ozonidi. Gli oli sono inoltre perfettamente compatibili con i tessuti umani, in quanto la matrice oleosa derivante dalla produzione di ozonidi è idrofilica e riesce a compenetrare le pareti cellulari.
L’applicazione topica non rappresenta dunque un grande rischio poiché l’instabilità del composto viene inibita dalla creazione degli ozonidi, non induce effetti collaterali ed è un’operazione di un’invasività minima. Il trattamento con oli si è rivelato efficace per lesioni orali di varia natura (ulcerazioni aftose, lichen planus, candidosi, herpes e cheilite angolare) ma necessita di una periodicità costante di applicazione e la guarigione può impiegare anche diversi mesi6. L'ozono non induce farmaco resistenza e sembrerebbe avere fattore inibente sui batteri, anche se in letteratura la sua efficacia confrontata con i disinfettanti più comuni ha prodotto risultati altalenanti. Uno studio cinese7 ha provato l’efficacia dell’olio ozonizzato in relazione a quella della mupirocina in gel per contrastare l’herpes zoster, con un risultato del 100% contro l’86,7%. Da notare che la mupirocina è un farmaco che agisce in prevalenza sui ceppi Gram +, portando ad interpretare il successo dell’olio ozonizzato come un metodo alternativo per la cura delle infezioni di questi microrganismi. Tuttavia, l’effetto sui ceppi Gram – sembra essere minore: un altro studio in vitro ha sottolineato una efficacia solo discreta sui Gram -, non riuscendo ad eguagliare gli effetti antibatterici della clorexidina8. Mentre singolarmente l’olio ozonizzato non sembra trovare una applicazione decisiva, alcuni risultati significativi si sono ottenuti combinandolo in azione sinergica ad altre molecole, ad esempio con il chitosan per contrastare il biofilm a livello canalare9.
La sensibilità dentale è una problematica piuttosto diffusa, affligge dal 10 al 30% della popolazione10, manifestandosi attraverso stimoli di natura solitamente innocua come variazione termica e tatto, risolta attraverso la combinazione di trattamento in office e modifica delle abitudini del paziente11,12 col fine di ridurre la permeabilità tubulare. Questo avviene impiegando molecole che reagiscono con gli ioni calcio presenti nella saliva dando origine a composti salini di bassa solubilità il cui precipitato occlude i tubuli dentinali esposti. Il trattamento domiciliare in genere prevede l’impiego di dentifrici con questa formulazione mentre in office prevalgono i fluoruri sotto forma di gel, vernici, resine, o prodotti a base di ioni di potassio (ossalati, nitrati). La comprovata efficacia in letteratura riguarda diverse sostanze applicate localmente, quelle che forniscono i risultati migliori sono arginina, fluoruro stannoso, calcio-sodio fosfosilicati e acetato di stronzio, generalmente in forma di dentrificio13. Tuttavia, sono presenti casi nei quali gli interventi ad azione topica non sono sufficienti e si deve procedere con terapie più invasive come root planing e copertura radicolare10,11.
Esistono anche metodi alternativi al trattamento chimico: l’occlusione meccanica dei tubuli dentinali o l’applicazione di un rivestimento sugli strati più superficiali consentono entrambe di veicolare il calcio sulla superficie dentale favorendo la formazione di una riserva di ioni calcio o di fluoro espletando una funzionalità arginante e protettiva delle aree più sensibili. Oltre a ciò, in diverse occasioni è stato visto come anche l’applicazione della luce laser può essere una valida alternativa o un coadiuvante dei metodi tradizionali di trattamento della sensibilità14,15. Tra le varie tipologie uno tra i più utilizzati è il laser a diodi16 mentre il più efficace sembra essere il neodimio (Nd:YAG), ma non tutti gli studi sono concordi nel validare l’utilizzo del laser sostenendo che un grosso ruolo nella risposta al trattamento è giocato anche dalla componente piscologica e psicosomatica del paziente17,18. Anche la fotomodulazione applicata ai tessuti è stata considerata per il trattamento della sensibilità dentinale, estendendo di fatto le potenzialità nell’utilizzo della luce come metodo elettivo o coadiuvante soluzioni già affermate19,20.
Tra le varie applicazioni la luce a diodi a 460nm può essere considerata per via del suo potenziale antibatterico, per il trattamento delle problematiche odontoiatriche o come coadiuvante dell’approccio classico. Uno studio21 sulla reazione dello Streptococcus mutans ha constatato che le precedenti esposizioni a una frequenza di 680 J/cm2 non costituivano una ragione di modifica alla formazione di biofilm, ma con l’utilizzo di un led blu a max 262 J/cm2 si è constatato un effetto di riduzione della carica batterica e del suo potenziale acidogeno. Nonostante questo, la capacità replicatoria non è stata intaccata in maniera considerevole, bensì risulta aumentata in risposta alla perdita di molte cellule e alla minor produzione di polisaccaridi. Lo studio non è ancora stato approfondito in vivo. L'obbiettivo di questo case report è quello di documentare un caso di ipersensibilità dentale trattato con un colluttorio base di olio ozonizzato e una luce blu LED.

Case Report
Un paziente di 65 aa, senza problemi di salute generale, lamentava una certa sensibilità a carico di alcuni elementi dentali. Da un punto di vista odontoiatrico era stato sottoposto a diversi interventi di odontoiatria restaurativa, e una riabilitazione protesica mobile con protesi scheletrata. Si decise di eseguire una detersione con collutorio a base di olio di oliva ozonizzato (Ialozon) negli elementi interessati per ridurre la sintomatologia. Inizialmente è stato chiesto al paziente di eseguire un semplice test per la valutazione del dolore con scala NSR. Il valore numerico che esprimeva la sensibilità del paziente era 5 sulla scala NSR. Utilizzando un piccolo batufolo di cotone imbevuto con colluttorio a base di olio di oliva ozonizzato (Ialozon, Gemavip, Cagliari, Italy), siamo andati a detergere l'intera superficie degli elementi 23 e 43 (fig 1,2). Successivamente abbiamo attivato uno spazzolino per polishing post ablazione, per circa 60 secondi sugli elementi interessati, lungo l'intera superficie dentale, precedente cosparsa dal prodotto (fig 3,4). Come passaggio finale abbiamo effettuato una attivazione del collutorio con applicazione di luce LED 460 nm, potenza 250 mW, attraverso una lampada fotopolimerizzatrice. La luce è stata erogata ad una distanza di 0,5 cm dagli elementi dentali per 3 applicazioni consecutive da 20 s (fig 5,6). Successivamente al paziente era stato richiesto di non risciacquare, di non bere e non mangiare per un'ora. Era stato poi rieseguito il test con scala NSR, in cui il valore che identificava il dolore era 2. Tale risultato è stato mantenuto a successivi follow up a 1 settimana ed 1 mese.



Discussione
Esistono in letteratura diversi articoli che documentano l’efficacia dell’ozono nel trattamento di desensibilizzazione e non vi è ancora un consensus sulla reale potenzialità terapeutica. Sappiamo che l’ozono producendo dei radicali, agisce sulla materia organica della dentina perciò la sua azione avverrà verso la parte demineralizzata della dentina tubulare causando un aumento di diametro del tubulo dentinale stesso22. Quindi la sua azione non causa un’ occlusione diretta dei tubuli dentinali ma probabilmente permette la precipitazione di minerali provenienti dalla saliva o da altre sostanze che possono essere usate in unione con l’ozono23. In un altro studio invece, Azarpazhooh et al. hanno effettuato uno studio clinico randomizzato in doppio cieco in cui è stata dimostrata una immediata azione di sollievo con una riduzione del dolore del 55% dopo il trattamento, anche se, nel tempo, non si è dimostrato significativamente più efficace del placebo24. In un altro studio invece l’ozono è stato comparato al laser Er:YAG mostrando una efficacia superiore nel trattamento della ipersensibilità dentinale25. Infine, in un recente lavoro26, è stata studiata l’efficacia dell’olio ozonizzato in caso di ipersensibilità dentinale a seguito di terapia parodontale ed è stato visto che da solo, l’olio ozonizzato aveva una minore capacità di occludere i tubuli dentinali rispetto al fosfosilicato sodico calcico. Tuttavia, la loro azione sinergica ha dimostrato di favorire una maggiore occlusione dei tubuli rispetto ai due agenti desensibilizzanti presi in singolo. Nonostante i risultati parzialmente incoraggianti della letteratura scientifica, la proposta di utilizzare un semplice collutorio, sinergicamente alla luce LED di una lampada fotopolimerizzatrice, potrebbe essere risolutiva nel rispetto della mini-invasività rispetto ad altri desensibilizzanti chimici, più economica e richiedente una minore curva di apprendimento da parte dell'igienista dentale o dell'odontoiatra.


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