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28 giugno 2020

La ricerca non si ferma, nemmeno in tempi di pandemia. Anzi.

By Redazione Management Odontoiatrico



In questi primi mesi di un anno iniziato con la grave crisi sanitaria del SARS-CoV-2 la ricerca scientifica in campo odontoiatrico non si è affatto fermata e ha, anzi, portato ad alcune scoperte davvero importanti e per certi versi sorprendenti.

Correlazione tra salute del cavo orale e sviluppo di infezioni gravi
Alcuni ricercatori si sono focalizzati proprio sulle tematiche legate al virus che si è diffuso su scala mondiale e il loro studio, pubblicato sul British Dental Journal, ha evidenziato l’importanza di una buona salute orale in grado di ridurre la carica batterica della bocca e il rischio di contrarre una grave infezione. Infatti, la ricerca ha messo in luce che i pazienti che avevano sviluppato una grave forma di Covid-19 presentavano livelli più alti di marcatori e batteri infiammatori. “In una situazione di pandemia come quella per il Covid-19, l’odontoiatra ha un ruolo particolarmente importante per il mantenimento della salute del cavo orale. La profilassi dentale rafforza infatti le difese immunitarie e contribuisce ad evitare l’infezione dal virus e ad attenuarne il decorso” ha affermato il presidente della Società Tedesca di Odontoiatria e Medicina Orale (DGZMK), il prof. Roland Frankenberger, che ha illustrato in un’intervista rilasciata a Dental Tribune International i risultati di tre studi incentrati proprio sulla correlazione tra cavo orale e infezione da Covid-19. Da questi è emerso, inoltre, che la saliva svolge un ruolo fondamentale di scudo protettivo perché contiene un numero elevato di proteine e peptidi ad effetto antivirale; al contrario, una condizione di iposalivazione esporebbe i pazienti ad un rischio più elevato di contrarre un virus qule il SARS-CoV-2. Nell’ottica della prevenzione, infine, un altro studio si è focalizzato sulla ricerca nell’abito dei vaccini scoprendo che la vaccinazione della mucosa orale ha livelli più alti di protezione rispeto a quella intramuscolare proprio perché “le mucose orali e delle vie aeree sono la porta principale di ingresso dei patogeni”.
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Analisi sui processi di polimerizzazione nei materiali utilizzati nei compositi
Un gruppo di ricercatori diretto dal prof. owen Addison, professore a contratto dell’Università di Alberta e titolare del corso di Riabilitazione orale presso la Facoltà di Odontoiatria e scienze orlai e craniofacciali del King College di Londra, ha iniziato una serie di ricerche volte ad approdondire la conoscenza sui compositi a base di resina foto attivata, comunemente utilizzati durante le otturazioni dentali. Con l’ausiolo della tecnica di imaging ad infrarossi a medio raggio e una sorgente di luce di sincrotrone, è stato esaminato il comportamento all’interno delle matrici di diversi compositi: i ricercatori hanno pertanto scoperto che l’inserimento di particelle di filler modifica la reazione dei compositi durante il processo. Nei prossimi 12 mesi la ricerca proseguirà con l’intento di esplorare nuovi metodi per ottimizzare la polimerizzazione del composito su scale interparticolari, ma già ora i risultati dimostrano la loro utilità: inanzitutto, è stato dimostrato che gli attuali compositi di resina sono altamente sensibili ai regimi di fotopolimerizzazione e, in secondo luogo, potranno essere utilizzati per lo sviluppo di nuove generazioni di compositi foto polimerizzati in grado di assicurare otturazioni più resistenti e durature per i pazienti.
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Identificati nella struttura dei denti i biomarcatori per le malattie neurologiche
Gli scienziati del Mount Sinai della Icahn School of Medicine di New York hanno identificato nella struttura dei denti i marcatori biologici correlati allo sviluppo di patologie neurologiche in età adulta tra le quali la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Ad oggi gli studi genetici hanno permesso di raccogliere diverse informazioni su questa malattia ma non esistono test predittivi della sua insorgenza. I ricercatori di questo lungimirante studio hanno utilizzato il laser per mappare gli anelli di cresita che si formano nei denti dal primo giorno della loro formazione e hanno scoperto, sorprendentemente, una differente metabolizzazione dei metalli rispetto ai denti dei pazienti sani. È stato osservato un assorbimento anomalo di una serie di elementi essenziali quali zinco e rame, piombo e stagno; sono stati esaminati 36 pazienti affetti da SLA in 31 controlli successivi. Proprio per la natura della scoperta, sono necessari studi successivi di verifica su campioni più grandi ma per l’autore senior dello studio, il prof. Manish Arora “questo è il primo studio a mostrare un chiaro indizio fin dalla nascita e nel primo decennio di vita”.
Uno studio precedente del medesimo dipartimento di ricerca del Mouth Sinai aveva già osservato che la mancanza, in età infantile, di regolazione del metabolismo elementare di questi elementi era correlata all’insorgenza di malattie neurologiche quali l’autismo e l’ADHD.
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