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13 novembre 2020

Criticità nella collaborazione tra avvocato e consulente tecnico

By Patrizia Biancucci

I procedimenti per responsabilità professionale odontoiatrica si svolgono mediante l’intervento di diverse figure professionali come i Consulenti Tecnici di Parte (nominati dalle parti), i Consulenti Tecnici d’Ufficio (incaricati dal giudice), gli Avvocati e il Giudice.
Il CT, nel momento in cui accetta l’incarico, deve entrare in stretta collaborazione con l’avvocato, condividere la sua strategia, offensiva o difensiva che sia, fare una valutazione tecnica riguardo il comportamento dell’assistito nel rispetto del diritto, fornire gli strumenti che possono essere utili all’avvocato, illustrare i punti di forza e le criticità per orientare la sua strategia processuale e, in ultima analisi, supportarlo per il buon esito della vertenza per la parte che rappresenta.
Il CT dovrà porre estrema attenzione nella valutazione dei dati tecnici, che non sia erronea o distorta, tanto da poter indurre l’avvocato ad una impostazione potenzialmente dannosa per il suo assistito. Talvolta il CT potrà trovarsi ad interpretare diversamente alcuni aspetti tecnici, essendo il CT più incline ad una oggettiva valutazione delle cose, a differenza dell’avvocato che tende ad una utilitaristica interpretazione finalizzata al successo della vertenza. Sarà poi l’avvocato che, in fase dibattimentale, dovrà dimostrare la sua abilità nella gestione del procedimento.
L’avvocato, che avvia e gestisce il contenzioso in un’ottica difensiva o offensiva che sia, è di solito la prima figura a cui si rivolge il danneggiato ed è con lui che il Consulente Tecnico, medico legale o odontoiatra forense, deve rapportarsi e articolare il suo mandato. Ma a questo proposito sentiamo cosa ne pensa un esperto di Odontoiatria Legale, il dott. Franco Pittoritto, Odontoiatra Forense e medico chirurgo, specialista in Ortognatodonzia.

Avvocato e Consulente: non sempre è facile la collaborazione. Perché, dal suo punto di vista?
Intanto dobbiamo tener conto di alcune caratteristiche formative e di mentalità, peculiari dell’avvocato. In primo luogo la sua formazione giuridica lo porta a focalizzare il problema nell’ambito delle leggi vigenti e del diritto, tralasciando altre considerazioni di carattere comportamentale e deontologico, a cui invece i CT possono indulgere. Non dimentichiamo che è proprio l’avvocato la figura più di parte, interessato principalmente al successo della vertenza a favore della parte che patrocina e che tutela in netta contrapposizione con la controparte.
Diversa invece è l’opera professionale del CTP che si esprime all’interno di un consesso collegiale, finalizzato ad una valutazione veritiera ed obiettiva dei fatti, dopo aver esaminato tutti gli aspetti che ogni singola parte deve evidenziare. Il CT, a differenza dell’avvocato che vince o perde la causa, valorizza gli aspetti favorevoli alla parte che rappresenta.


Dott. Pittoritto, qual è il compito del CT nel rapporto con l’avvocato?
Il CT, insieme all’avvocato e fin dall’inizio della vertenza, deve decidere quale sia la documentazione più idonea da produrre, conoscere e condividere la strategia adottata, concordare ed individuare gli aspetti che il CT potrà evidenziare in corso di operazioni peritali.
Sostanzialmente l’opera del CTP non si deve esaurire nel corso delle operazioni peritali, né deve basarsi sulle sue personali interpretazioni dei fatti, ma andrà ad articolarsi in tutte le fasi della vertenza in linea con l’impostazione data dall’avvocato. Infine la stesura di una eventuale proposta transattiva o la sua accettazione avverrà in stretta collaborazione tra CT e avvocato.


Una ctu corrisponde a una sentenza?
La ctu, comunque si esprima in termini favorevoli o sfavorevoli ad una delle parti in causa, non è una sentenza, ma contiene pur sempre aspetti e valutazioni che l’avvocato potrà utilmente sfruttare in fase dibattimentale, vale a dire la fase ultima e decisiva nell’ambito della quale l’avvocato potrà ottenere o meno il successo della vertenza. Raramente la verità è assoluta e quindi, pur nel rispetto dell’etica professionale che impone al CT di rifuggire da distorsioni della verità o di sostenere gli interessi della parte che rappresenta, sarà suo compito evidenziare e far emergere gli aspetti di parte favorevoli, fornendo all’avvocato gli strumenti per svolgere al meglio il suo mandato, che ricordiamo è finalizzato al successo.

Infine due domande all’avv. Claudio Beltrame, esperto in materia sanitaria e in odontoiatria legale, per la corretta sequenza di intervento nei casi di ricorso in tribunale.

L’avvocato dovrebbe avvalersi della consulenza di parte “prima” di formulare il ricorso in caso di contenzioso odontoiatrico. Non trova che spesso gli avvocati intervengono prima di sentire un consulente di parte?
È una domanda giusta che mi consente di sollevare una criticità. Il collega Avvocato non può e non deve partire di propria iniziativa, né deve basarsi solo su quanto riferisce il paziente. Un esempio è quando nel caso di ritrattamento il secondo medico dice che il primo ha sbagliato tutto. L’Avvocato serio, prima di scrivere qualcosa di ufficiale, deve avvalersi della consulenza di uno specialista di branca e di un medico legale. Nel momento in cui scrive si assume la responsabilità di quanto scrive e di cui deve rispondere nel momento in cui il risultato non sia quello sperato per il paziente.

Avv. Beltrame, cosa consiglierebbe a un giovane avvocato che voglia entrare in campo sanitario e nello specifico in odontoiatria?
La scelta migliore è la partecipazione a corsi di odontoiatria forense, perché solo con una adeguata formazione si possono affrontare le tematiche alle quali ci sottopone la nostra difficile professione. Per un giovane che voglia crearsi una specializzazione, l’odontoiatria è un settore molto interessante che offre anche opportunità di lavoro.

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