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04 luglio 2019

Iniziamo a scoprire i temi delle relazioni al III Congresso di Management dello studio e della professione odontoiatrica

L’industria degli eventi e della Live Communication lancia un grido di allarme: servono aiuti concreti alle aziende e un piano di ripartenza
Milano, 27 aprile 2020: senza eventi, concerti, convention, congressi, fiere, il nostro Paese perde visibilità nel mondo, fatturato interno e mette a rischio una industry che raccoglie circa 570mila lavoratori.
Un grido d’allarme che arriva non solo dalle voci note di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Laura Pausini, ma soprattutto da agenzie, associazioni e imprese del mondo degli eventi, dei congressi e della Live Communication, che si sono riuniti sotto l’hashtag #ItaliaLive, un progetto che vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni una grave crisi economica e sociale che sta attraversando il settore.

By Carola Murari



Come preannunciato, anche quest’anno il Congresso si concentrerà su una tematica attuale e imprescindibile per l’intero team dello studio odontoiatrico: la diagnosi. Le giornate congressuali si articoleranno in interessanti relazioni che forniranno chiavi di lettura diverse e vicendevolmente capaci di integrarsi per dare linee guida a tutto il team sull’importanza del momento diagnostico, in primis per il paziente e la soddisfazione dei suoi bisogni e delle sue aspettative.
Ecco, in breve, alcuni interventi di noti clinici che si sono domandati, insieme a noi, quale possa essere il reale significato della diagnosi per il successo dello studio odontoiatrico.


Il mandato psicologico in odontoiatria estetica tra comunicazione e digital dentistry
Dott. Valerio Bini

Il “mandato psicologico in odontoiatria estetica” è riuscire a comprendere le esigenze, non solo manifeste, bensì anche latenti del paziente che si siede sulla poltrona e riuscire a comunicare e a trasmettere, in maniera efficace, il valore e i significati connessi al sorriso, la sua valenza legata alla competenza relazionale e all’autostima e le motivazioni affettive profonde legate alla scelta di migliorare il proprio sorriso.
Se il linguaggio viene riconosciuto come il mezzo più importante per la comuncazione, la visione è il sistema cognitivo da cui deriva l’informazione più originale e creativa, successivamente codificata nel linguaggio. L’uso dell’immagine digitale 2D/3D, linguaggio universale, facile, immediato e decodificato, è infatti testimonianza di quanto sopra. Dobbiamo, però, non perdere di vista il “valore etico” del “professare”, che ci impone di utilizzare la tecnologia come integrata al bersaglio diagnostico e come complementare al dialogo esplicito ed informato con il paziente vero protagonista dell’odontoiatria estetica.


Tecnologia, comunicazione e lavoro di squadra: come impostare una prima visita di sicuro successo
Dott. Mario R. Cappellin

La prima visita è il momento più importante nell’acquisizione di potenziali nuovi pazienti: affidarsi all’improvvisazione, senza organizzare in modo sistematico il percorso diagnostico, quello emotivo e infine comunicativo equivale a perdere importanti opportunità, soprattutto oggigiorno; non parliamo solo del danno economico che deriva dalla non accettazione del piano di trattamento, ma soprattutto del rischio che il paziente perso possa incappare in “venditori di fumo”, che ben conoscono le tecniche per “convincere” il paziente. Al contrario, sfruttando nel protocollo di prima visita tutte le moderne possibilità diagnostiche, ma soprattutto la sinergia di un team che coinvolga titolare, collaboratori e personale di assistenza in un flusso ordinato e perfettamente orchestrato, allo scopo di aumentare drasticamente la percentuale di accettazione e offrire al paziente la qualità che si aspetta e per cui sarà disposto a impegnare le sue risorse di fiducia ed economiche.
La relazione si compone di due momenti: il primo rivolto ai medici, guidato dal dr. Mario R. Cappellin, che condividerà il protocollo pratico della Clinica dentale Cappellin, frutto di anni di esperienza, studio e continuo miglioramento; il secondo rivolto al personale di assistenza, in cui il capo assistenti e l’assistente di direzione della Clinica si confronteranno con assistenti alla poltrona e segretarie per illustrare il ruolo di loro competenza nel protocollo.


Guardiamoci negli occhi
La diagnosi che parte dalla persona
Dott. Michele Rossini

Siamo capaci di guardare negli occhi i nostri pazienti? Oppure ci precipitiamo direttamente all’interno della loro bocca?
Chi ho davanti ha un bisogno percepito altrimenti non sarebbe qui; ha una sofferenza che può essere prevalentemente clinica o prevalentemente psicologica o strettamente connessa all’esercizio del proprio lavoro. In ogni caso si aspetta che io risolva il suo problema o che quantomeno comprenda e trovi una soluzione. La persona che ho davanti a me sa che dovrà spendere dei soldi ed è disponibile a farlo purché sufficientemente motivata con un linguaggio chiaro e comprensibile e a fronte di un costo complessivo sostenibile. Chi ho davanti è venuto da me di sua spontanea volontà e vuole, anche inconsciamente, affidarsi alle mie capacità professionali. La persona che ho davanti a me è disposta a mettere nelle mie mani, perché sono un operatore della salute e perché il mio status di medico glielo garantisce a priori, il bene più grande che ha e che sente: la sua salute e/o la sua immagine.
Quello che spesso manca e la capacità di capire i nostri pazienti e l’impatto che le nostre cure avranno sulle loro vite. È necessario lo stesso livello di informazione ed educazione per tutti pazienti e per tutti i piani di cura? La pura e semplice informazione ed educazione anche se condotta in modo impeccabile e con le migliori tecnologie non può, e non lo fa nella realtà, portare ad un incremento nell’accettazione dei preventivi. Serve un approccio differente, il professionista deve sapere incrociare le informazioni ricevute dall’esterno (vita del paziente) e dall’interno della bocca per poter proporre un piano di trattamento che sia accettabile dal paziente che in quel momento ha di fronte e che in quel momento esprime un bisogno.
Conoscere il paziente significa approfondire gli aspetti significativi della sua vita, individuare la capacità di spesa, capire la disponibilità di tempo e i benefici che si aspetta.
Pazienti con piani di trattamento complessi sono pazienti con problemi di vita complessi da gestire durante le cure. Ci sono problemi economici, impegni familiari, impegni lavorativi, particolari eventi, viaggi, stress, salute, elementi della sfera emozionale. Dobbiamo tenere conto di questi problemi complessi se vogliamo veramente capire chi è questa persona che mi chiede un servizio sanitario. Dobbiamo tenerne conto se vogliamo che tale servizio sia il risultato di un approccio organico che comprenda capacità di comunicazione, di diagnosi e di dialogo, soluzioni tecnologiche e attitudini alla vendita finalizzate all’obiettivo di curare di più e meglio.

 
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