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10 maggio 2019

La tecnologia digitale: come districarsi tra offerte e opportunità

L’industria degli eventi e della Live Communication lancia un grido di allarme: servono aiuti concreti alle aziende e un piano di ripartenza
Milano, 27 aprile 2020: senza eventi, concerti, convention, congressi, fiere, il nostro Paese perde visibilità nel mondo, fatturato interno e mette a rischio una industry che raccoglie circa 570mila lavoratori.
Un grido d’allarme che arriva non solo dalle voci note di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Laura Pausini, ma soprattutto da agenzie, associazioni e imprese del mondo degli eventi, dei congressi e della Live Communication, che si sono riuniti sotto l’hashtag #ItaliaLive, un progetto che vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni una grave crisi economica e sociale che sta attraversando il settore.

By Alessandro Genitori



Dental Tribune Italia intervista in esclusiva l’Ing. Alessandro Motroni, esperto di nuove tecnologie e di diagnostica per immagini.

Buongiorno, le chiedo prima di tutto di spiegarmi, secondo la sua esperienza, l’importanza oggi delle nuove tecnologie digitali nel mondo odontoiatrico?
Per la mia esperienza, in quanto mi occupo di cercare di introdurre la tecnologia digitale presso gli studi odontoiatrici da almeno 15 anni, posso dire che sicuramente la tecnologia è cambiata molto velocemente, ma forse questa rivoluzione non ha trovato tutti i medici preparati. Certamente sempre di più vediamo uscire dalle università giovani che sono cresciuti in un’epoca digitale e sono quindi più portati. Ma ancora la strada da percorrere è lunga verso una piena consapevolezza. In questo senso, la colpa delle difficoltà ad accettare le nuove tecnologie digitali non è sicuramente da addossare tutta al clinico; le aziende ci hanno messo del loro fornendo inizialmente messaggi troppo semplicistici e prospettando risultati irrealistici nelle prima fasi dell’introduzione del digitale nel dentale. L’esperienza clinica ha rilevato che non è tutto così facile se non si segue un percorso strutturato che prevede una curva di apprendimento imprescindibile.

Il rallentamento nell’adozione delle tecnologie digitali ha portato nel frattempo le industrie ad indagare in modo più approfondito le esigenze del cliente, e parallelamente i clinici hanno colto che il mondo sta cambiando e continua a cambiare velocemente, con il paziente che, vivendo nel mondo digitale, oggi dà particolare valore anche a queste tecnologie in ambito medico. Possiamo quindi dire che il percorso digitale è iniziato in maniera seria 4 o 5 anni fa; con le tecnologie che sono diventate via via sempre più accessibili, anche grazie all’introduzione sul Mercato di nuove realtà innovative che hanno contribuito a ridurre le barriere all’ingresso, prima tra tutte il prezzo, come è stato evidente nella recente Fiera IDS di Colonia.

In questo contesto, quanto è importante il lavoro del team, e qual è la curva di apprendimento necessaria per poter utilizzare al meglio le nuove tecnologie digitali?
Il supporto del team oggi è la chiave per il successo di queste nuove tecnologie. Il clinico deve ovviamente seguire il paziente e non ha tempo di gestire tutti gli aspetti della progettazione digitale, di cui è comunque coordinatore e responsabile. La sfida oggi è riuscire a trasformare questa rivoluzione digitale verso una rivoluzione del team (composto dal Medico, dall’Odontotecnico, dal Protesista, etc.), in cui ognuno ha il suo spazio di lavoro per garantire al paziente il risultato per il quale si è rivolto allo studio. Agevolare la curva di apprendimento è necessario e fondamentale, la rivoluzione digitale non è una scorciatoia, ma è una metodologia che va imparata come qualsiasi procedura clinica standard. La gestione del “paziente virtuale” è un percorso, ci sono strategie e approcci diversi, a seconda delle tecnologie disponibili, e bisogna abituarsi a pianificare prima l’intervento. Questo a volte contrasta con l’abitudine di molti medici di affidarsi solo all’esperienza, gestendo l’intervento in tempo reale durante la chirurgia stessa.

Questo approccio va modificato con una nuova consapevolezza, ossia la necessità di acquisire prima dell’intervento tutti i dati che consentono, grazie all’apporto del digitale, una progettazione protesicamente guidata, sicura e predicibile. Il tempo “investito” a monte nella fase di pianificazione è necessario per garantire un percorso clinico e post-chirurgico di qualità per il paziente. Queste procedure portano necessariamente a sviluppare nuove competenze in seno agli Studi verso un risultato predicibile: il medico non è più solo, ma serve uno sforzo per arrivare a questa nuova consapevolezza di collaborazione.

La tecnologia digitale futuro dell’odontoiatria, ma come si possono affrontare gli alti costi e il ricambio sempre molte veloce di queste tecnologie?
Il problema dell’obsolescenza della tecnologia c’è sempre stato, il problema è che oggi il mondo è veramente rapido e tutto cambia molto in fretta, con una serie di nuove offerte che sembrano andare a sostituire quelle vecchie senza tregua. Per abbattere questa curva si può lavorare con dei sistemi aperti, utilizzando tecnologie facilmente sostituibili. Alcune di queste tecnologie, come le CBCT, hanno raggiunto un livello di evoluzione ormai stabile, e quindi il rischio di obsolescenza è molto ridotto rispetto invece alle tecnologie di scansione intraorale che sono in piena curva di crescita. L’importante è investire in tecnologie che possano essere utilizzate quotidianamente nella realtà del proprio Studio, in modo da essere ammortizzate direttamente a partire dal giorno dell’adozione. Anche in questo caso quindi è essenziale un’analisi seria e realistica delle proprie esigenze ed una “pianificazione” anticipata di come la tecnologia desiderata sarà applicata all’interno del proprio contesto.

In questo contesto, non tutti i medici hanno capito l’importanza di queste tecnologie anche per solidificare il patto di fiducia con il paziente?
Probabilmente non tutti i medici hanno colto quanto è importante il loro tempo, e come la tecnologia digitale può alla fine dare un contributo tangibile in tal senso. Per i pazienti, la richiesta delle nuove tecnologie è molto forte. Mi capita sempre di più di parlare con clinici che si sentono quasi obbligati ad avere un approccio digitale avendo dinanzi pazienti che si sono informati in internet sui nuovi possibili trattamenti mini invasivi. Da un punto di vista del marketing questo aspetto è molto forte.

La necessità di dover discutere con il paziente fa parte del cambiamento del paziente stesso, che non accetta più di ricevere un trattamento solo perché il medico ha detto che è quella la procedura. E anche in questo caso il digitale viene in aiuto, in quanto nella fase diagnostica, in cui si crea il rapporto di fiducia che spinge il paziente ad affidarsi al trattamento proposto, il clinico può fornire in modo visuale e tridimensionale tutte le informazioni che il paziente, in modo più o meno esplicito, necessita per sentirsi rassicurato ed accettare con serenità il preventivo. Anche in questo caso, come vedo tutti i giorni parlando con Medici di tutto il mondo, “perdere” un po’ di tempo nella fase di progettazione iniziale del trattamento porta ad un sensibile aumento del numero di pazienti che confermano il preventivo proposto, restituendo con gli interessi quanto investito nelle tecnologie digitali.

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