NEWS

27 marzo 2019

Il biofilm orale: tutte le cose da sapere per una buona salute

L’industria degli eventi e della Live Communication lancia un grido di allarme: servono aiuti concreti alle aziende e un piano di ripartenza
Milano, 27 aprile 2020: senza eventi, concerti, convention, congressi, fiere, il nostro Paese perde visibilità nel mondo, fatturato interno e mette a rischio una industry che raccoglie circa 570mila lavoratori.
Un grido d’allarme che arriva non solo dalle voci note di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Laura Pausini, ma soprattutto da agenzie, associazioni e imprese del mondo degli eventi, dei congressi e della Live Communication, che si sono riuniti sotto l’hashtag #ItaliaLive, un progetto che vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni una grave crisi economica e sociale che sta attraversando il settore.

By DTI



Mentre la ricerca sulla complessità del microbioma orale (comunità di microrganismi esistente nella bocca) continua a progredire, così dovrebbero anche le nostre conoscenze a riguardo. Sebbene l’esistenza della placca dentale sia nota da decenni, la carie rimane comunque la malattia cronica più comune a livello globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che, in tutto il mondo, il 60-90% dei bambini in età scolare ne soffra e che il 15-20% degli adulti di età compresa tra i 35 e i 44 anni abbia una grave malattia parodontale. È evidente che l’approccio al problema deve cambiare.

Cos’è un biofilm?
Denso accumulo di batteri, funghi o protozoi che aderiscono l’un l’altro e alle superfici solide, nel corpo i biofilm si sviluppano su denti, cellule dei tessuti ed esterno degli impianti. Sebbene possano avere un ruolo positivo in molti ambienti, la presenza di alcuni può anche portare a conseguenze negative, come l’infezione. Una volta che una cellula microbica si attaccata a una superficie, produce una matrice polimerica extracellulare, che essenzialmente aiuta non solo a legare insieme tali cellule, ma anche a proteggerle dagli attacchi esterni. Questa comunità di microbi, insieme al loro prodotto extracellulare, costituisce il biofilm.
Le cellule microbiche nei biofilm del corpo umano sono generalmente resistenti ai trattamenti antibiotici e alle risposte naturali del sistema immunitario, il che gli permette di prosperare. Per questo motivo, i biofilm sono considerati, per i microbi, un modo di esistere ideale.

Biofilm e infezioni
Si stima che siano la causa di una percentuale compresa tra il 60 e l’80% di tutte le infezioni batteriche nel corpo umano. Sebbene alcune strategie possono rivelarsi efficaci per trattare tali infezioni, la diversità del microbioma orale e dei suoi habitat implica una particolare attenzione al mantenimento dell’equilibrio.

La composizione dei biofilm orali
La nostra bocca ospita una varietà di biofilm, sia buoni sia cattivi. Socransky e altri hanno tentato di determinare la distribuzione batterica in uno studio del 1998 sui biofilm orali d’individui, affetti e non, da parodontite. Nella raccolta di oltre 13.000 campioni di placca dentale, hanno scoperto sei grandi complessi che si potevano osservare costantemente insieme, codificati a colori nei gruppi rosso, arancione, giallo, verde, viola e blu.
I complessi blu, verde, giallo e viola di Socransky erano correlati alla salute parodontale, mentre quelli arancione e rosso indicavano generalmente la presenza di una malattia parodontale. Quando è presente da solo, il Porphyromonas gingivalis – componente del complesso rosso – può causare la perdita di osso alveolare. Se trovato insieme al “Forsythia di Tannerella” e al “Treponema denticola”, conduce spesso alla malattia parodontale, a sua volta legata a una varietà di malattie sistemiche.

Il biofilm della placca dentale
Il biofilm della placca dentale è presente più comunemente sulle superfici dei denti, più diffuso quando non vi sia una corretta igiene orale, è il principale fattore causale della carie, parodontite e peri-implantite.
Se non rimosso tramite controllo meccanico o chimico entro 24 ore dalla formazione, libererà batteri virulenti, produttori di acido e acido-tolleranti, innescando una risposta infiammatoria (gengivite, fase iniziale della parodontite) dalla gengiva e dal parodonto. Lasciati a sè, col tempo i batteri possono portare alla perdita ossea alveolare, alla distruzione dei tessuti molli, al fallimento dell’impianto e ad altri potenziali problemi sistemici.
Dal momento che il comportamento antagonistico del biofilm della placca dentale avviene in un ambiente con un microbiota incredibilmente diversificato e poiché i tratti cariogeni non sono emblematici di una particolare specie, la sua composizione batterica non è tutt’ora molto chiara. Nonostante questo, continua a migliorare la comprensione di altri elementi del biofilm della placca dentale: la sua individuazione è avvenuta solo nel XXI secolo.
Rimuovere il biofilm della placca dentale non è ancora così semplice. Ad esempio, il fatto che le sue cellule abbiano la capacità di esprimere più tipi di adesina (strutture superficiali che facilitano l’attacco) significa che potrebbero ancora essere possibili diverse vie di attacco, qualora il metodo principale dovesse rimanere bloccato.

Microbiomi
Un microbioma è semplicemente la comunità di microrganismi presenti in un ambiente specifico, in particolare nel corpo umano.

Il microbioma orale
Insieme al microbioma intestinale, quello orale è uno dei due più diversi nel corpo umano. Il database di quello orale umano dice che ci sono circa 700 “taxa di procarioti” identificati nella cavità orale, che appare diversa da altri ambienti microbici umani, contenendo vari tipi di superfici per la colonizzazione microbica, come i denti, la mucosa, la lingua, la gengiva aderente e gli impianti nel caso di perdita dei denti.
Nel corpo umano, inoltre i denti sono l’unica superficie naturale senza spargimento. Ciò consente al biofilm di accumularsi su di essi in modo relativamente semplice, caratteristica condivisa dai restauri dentali, dagli impianti e da altre protesi orali. «Esiste una relazione simbiotica naturale tra l’ospite e il microbioma orale» dice Phil Marsh, professore di Microbiologia Orale presso l’Università di Leeds (Regno Unito).
«L’ospite fornisce un ambiente caldo e favorevole per la crescita microbica e il microbioma orale agisce come barriera alla colonizzazione da parte di microbi esogeni, modula la risposta immunitaria dell’ospite per prevenire l’infiammazione indesiderata e contribuisce alla regolazione del sistema cardiovascolare e di altre attività fisiologiche».
In uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, Marsh e Zaura hanno descritto le interazioni microbiche che si verificano nei biofilm del microbioma orale, scoprendo che questi biofilm mostrano “proprietà emergenti”. Significa che le loro caratteristiche non possono essere comprese semplicemente studiando gli organismi individuali. Si rivela più fruttuoso, invece, analizzare come funzionano e come interagiscono tra loro.
Il mantenimento di un microbioma orale sano ed equilibrato comporta dei processi dichiaratamente ancora non del tutto compresi. Tuttavia, ci sono alcuni fattori chiaramente vantaggiosi per la salute orale: la saliva, per esempio, è ben nota per la funzione di risciacquo nella cavità orale e per il ruolo nell’avviare il processo digestivo consentendo la masticazione e la deglutizione del cibo. Quindi, cosa provoca esattamente la disbiosi, ossia lo squilibrio microbico tra batteri dannosi e quelli protettivi?

La disbiosi e sue cause
«Vari fattori possono disturbare la relazione simbiotica tra l’ospite e il microbiota orale, conducendo quindi alla disbiosi e alla malattia» dice Thuy Do, docente di Microbiologia all’Università di Leeds. «I cambiamenti nelle condizioni dei siti orali, come l’accumulo di biofilm dentali dato dalla mancanza d’igiene orale, possono portare a una risposta infiammatoria delle cellule immunitarie dell’ospite. L’assunzione frequente nella dieta di zuccheri suscettibili di fermentazione − aggiunge Marsh − oltre alla riduzione del flusso di saliva, possono portare alla disbiosi».
Quando inizia lo sviluppo della carie dentale, tali zuccheri vengono metabolizzati in acido, causa di un basso livello di pH nel biofilm. Come Peterson e altri hanno dimostrato in uno studio del 2013, esso può limitare la crescita di molti batteri responsabili della salute dello smalto dei denti, diminuendo la diversità del microbioma orale. Alcune altre cause comuni di disbiosi comprendono l’uso di antibiotici ad ampio spettro, fumo, cambiamenti fisiologici come gravidanza o pubertà e alcune malattie associate alla parodontite, come il diabete.

Impianti dentali e biofilm
Visto che popolarità degli impianti dentali continua ad aumentare, il loro utilizzo ha riscosso anche maggior successo in termini di estetica e di funzione. Tuttavia, anche le procedure più riuscite possono portare alla mucosite perimplantare, una lesione infiammatoria a livello di mucose e ossa che può sfociare in perimplantite, ossia lesione infiammatoria del tessuto che circonda l’impianto. Può svilupparsi per una serie di motivi. Uno dei più comuni è la presenza di malattia parodontale quando viene posizionato l’impianto. Mettiamo che il paziente abbia le tasche parodontali piene di batteri nocivi: questo può portare alla colonizzazione del biofilm attorno all’impianto e, eventualmente, al suo fallimento.
Lisa Heitz-Mayfield è, tra gli altri ruoli, docente universitaria e parodontologa in uno studio privato. Come specialista d’impianti afferma che il controllo delle infezioni, prima e dopo il posizionamento dell’impianto, è essenziale per il controllo del biofilm e della perimplantite.
«Avere un buon controllo delle infezioni prima di posizionare gli impianti – dice − è cruciale, in quanto è il modo migliore per prevenire che queste infezioni si verifichino in seguito.
Un approccio preventivo richiede che vari elementi funzionino efficacemente: monitoraggio periodico e terapia parodontale di supporto con controllo professionale del biofilm, routine igienica orale sana e regolare a casa e controllo di altri fattori di rischio, come ad esempio fumo e diabete non controllato».

Pazienti ortodontici e biofilm
Nonostante i progressi della tecnologia abbiano reso gli apparecchi ortodontici più piccoli e comodi che mai, spesso i problemi intraorali derivano dal loro uso. Uno studio del 2014 di Ren (e altri), pubblicato su Clinical Oral Investigations, valuta che almeno il 60% di tutti i pazienti ortodontici sviluppa almeno una complicazione legata al biofilm. Le complicazioni si sviluppano principalmente perché la presenza di apparecchi ortodontici può impedire lo spazzolamento e altre attività d’igiene orale, facendo sì che queste tecniche abbiano meno efficacia nell’impedire la formazione del biofilm della placca dentale.

Controllo chimico
Un metodo alternativo per controllare il biofilm della placca dentale nei pazienti ortodontici è il controllo chimico attraverso l’uso di antimicrobici. La clorexidina è considerata l’agente antisettico più efficace tra quelli disponibili, con numerosi studi che ne dimostrano l’efficacia contro la placca dentale qualora sia presente nel collutorio.
Tuttavia, Valen e altri hanno scoperto che l’uso quotidiano prolungato di un antimicrobico potrebbe portare a una resistenza non solo alla sostanza applicata ma anche ad altri antimicrobici. Avendo questo a mente, hanno raccomandato che l’uso antimicrobico quotidiano per il controllo e l’eradicazione del biofilm dovrebbe essere limitato a situazioni in cui la pulizia meccanica e il cambiamento comportamentale del paziente siano inadeguati o irrealizzabili.

Controllo del biofilm della placca dentale
Attualmente ci sono due modi principali per controllare il biofilm della placca dentaria e stabilire un microbioma orale sano per il paziente non ortodontico: la gestione professionale del biofilm e la sua gestione manuale individuale.
La gestione professionale del biofilm comporta normalmente la rimozione della placca dentale subgengivale e del tartaro con l’uso di scaler manuali, seguiti dalla lucidatura della superficie del dente con coppette rotanti in gomma e spazzolini. Rimuovendo questo biofilm dalle tasche parodontali che si sono formate, il ridimensionamento manuale è in grado di ridurre l’infiammazione gengivale che potrebbe essere presente e prevenire ulteriori danni causati dalla potenziale progressione verso la parodontite.
I dentisti possono invece scegliere di utilizzare uno scaler a ultrasuoni, se desiderano rimuovere il biofilm della placca dentale sopragengivale: scaler dotati di una punta metallica che vibra a 20-45 kHz seguendo un percorso curvo lineare, ellittico o di figura otto. La punta viene raffreddata con uno spruzzo d’acqua, in cui le bolle si formano e collassano come conseguenza delle onde ultrasoniche di energia che la attraversano. L’effetto, chiamato cavitazione, facilita la rimozione della placca dentale e del calcolo.
Se utilizzato da un professionista esperto, uno scaler a ultrasuoni può essere più veloce e causare meno affaticamento della mano e del polso rispetto a uno manuale. Se usato in modo errato, tuttavia, può causare al dente dei danni dovuti al calore.

Recenti sviluppi
Nel numero inaugurale della rivista Prevention, Klaus-Dieter Bastendorf, consulente scientifico per la Swiss Dental Academy, ha illustrato i recenti sviluppi dei materiali e della tecnologia per la gestione professionale dei biofilm. Con l’introduzione di strumenti piezoceramici e polveri a bassa abrasione a base di eritritolo o glicina, la sua moderna gestione professionale secondo Bastendorf è più sicura, essendo minimamente invasiva e più confortevole per il paziente e per il dentista. Inoltre, la capacità di interrompere il biofilm sotto e sopra gengivale in un’unica procedura, ne migliora l’efficienza, rendendo più probabile il ritorno dei pazienti per una regolare pulizia professionale.

Raccomandazioni per la cura orale personale
Il modo più semplice per gli individui di rimuovere autonomamente il biofilm della placca dentale è attraverso una costante routine d’igiene orale. L’uso regolare di uno spazzolino a setole morbide, filo interdentale e spazzolini interdentali, appare essenziale. Distruggendo gli strati di batteri attraverso un’efficace pulizia, lo strato protettivo del biofilm sui denti − la pellicola − sarà in grado di riorganizzarsi e operare in modo più capillare.
«Il controllo del biofilm della placca dentaria inizia con l’igiene orale quotidiana» afferma Marsh. «La pulizia meticolosa dei denti e del tessuto gengivale associato rimuove la maggior parte del biofilm sviluppatosi nel tempo dall’ultima sessione d’igiene orale».

Lavorare insieme
Indipendentemente dal tipo di misure preventive adottate per controllare il biofilm, è essenziale che i professionisti dentali collaborino e motivino i loro pazienti a farsi carico della propria salute orale. «Il dentista e l’igienista dentale dovrebbero lavorare insieme come una squadra per valutare, curare e mantenere lo stato di salute orale dei pazienti», afferma Rajiv Saini. «Ci dovrebbe essere una maggiore attenzione alla modifica del comportamento dei pazienti, fornendo loro istruzioni, dati scientifici e dati di ricerca».
L’opinione di Do su questa relazione riflette fortemente quella di Saini. «I professionisti dentali dovrebbero consigliare ai pazienti l’efficacia dell’igiene orale e l’impatto della loro dieta e delle loro scelte di vita sudi essa» raccomanda la dottoressa. «Vi è una crescente evidenza del legame tra salute orale e quella generale e il mantenimento di un buon microbioma orale potrebbe essere nel nostro stesso interesse».

'