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01 marzo 2019

Quando il bue, come si dice comunemente “dà del cornuto all’asino…”

L’industria degli eventi e della Live Communication lancia un grido di allarme: servono aiuti concreti alle aziende e un piano di ripartenza
Milano, 27 aprile 2020: senza eventi, concerti, convention, congressi, fiere, il nostro Paese perde visibilità nel mondo, fatturato interno e mette a rischio una industry che raccoglie circa 570mila lavoratori.
Un grido d’allarme che arriva non solo dalle voci note di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Laura Pausini, ma soprattutto da agenzie, associazioni e imprese del mondo degli eventi, dei congressi e della Live Communication, che si sono riuniti sotto l’hashtag #ItaliaLive, un progetto che vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni una grave crisi economica e sociale che sta attraversando il settore.

By Maria Sofia Rini



Sabato mattina mi telefona preoccupata una giovane collega: ansia e preoccupazione da richiesta danni fresca di giornata: solo 10.000,00 €, da assolvere preferibilmente per vie brevi e in tempi ristretti: il danno è grosso e non si escludono querele.

Nel 2016 la collega visita, in urgenza, un giovane paziente con 4.6 fratturato e altri problemi.
Inizia le cure, interviene dapprima su quanto ritiene più urgente e preferisce ricoprire con un provvisorio il 4.6 fratturato, già trattato endodonticamente, piuttosto fragile e a rischio.
Previsti e programmati anche altri interventi:
 Trattamento endodontico del 1.6 (praticamente distrutto e decoronato);
 Cure conservative di altri elementi dentari.
Il paziente lascia un piccolo acconto e poi, nonostante i richiami, sparisce nel buio.
Sabato mattina, dopo oltre due anni, giunge la fatidica raccomandata. La disponibilità a trattare del sig. X è legata all’urgenza di rimediare ai “gravi” danni prodotti dalla collega.
Si scopre, così, che non si sa chi e non si sa quando, qualcuno, gridando all’orrore, ha estratto il 1.6, (“rovinato” dall’incompetenza della collega) ha effettuato un rialzo di seno, non riuscito per colpa sempre della collega, ha limato il 1.5 (non si sa perché: il dente nel 2016 era perfettamente integro). Il provvisorio sul 4.6, poi, si è addirittura rotto ed ora, nel 2019, il dente è da estrarre.
Altri colleghi, paladini della giustizia, sono già pronti a intervenire in urgenza, sempre per colpa della collega, ma a fronte di lauto compenso, a estrarre il 4.6 e il 2.5 e a inserire di impianti e corone ovunque! La spaurita collega ha un dettagliato diario clinico, consensi, lastre, foto, modelli, conformità, piano di cure tutto diligentemente compilato e conservato. Può provare cosa ha fatto, come, quando e secondo quale logica. Può provare come ha lasciato il suo paziente.
Gli altri possono fare ugualmente? Sono tanto più bravi di lei? Intervenendo a mutare il quadro si sono assunti tutte le responsabilità relative. Avranno almeno documentato?
Forse questi colleghi non sanno che ora la patata bollente è loro. In linguaggio medico-legale, si chiama “interruzione di nesso causale”, in gergo tecnico “ora son tutto problemi vostri!”.
In parole povere è come se chi interviene per ultimo a modificare il quadro annullasse le eventuali colpe di chi l’ha preceduto, facendo ricadere su se stesso tutto il peso e le responsabilità della vicenda. La collega ha poco da temere. Certo è una scocciatura dover rispondere alla lettera, ma “si può fare”!

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