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26 ottobre 2020

Odontologo Forense e valore identificativo delle arcate dentarie

By Patrizia Biancucci

Un ambito in cui l’Odontologo forense ha un ruolo molto importante è l’acquisizione e la comparazione di dati il cui confronto è determinante per l’identificazione dei soggetti di cui non è nota l’identità. Assieme alla dattiloscopia (impronte digitali) e alla genetica (DNA), l’Odontologia forense è una delle tecniche applicate a livello internazionale, anche nell’identificazione di grandi numeri di cadaveri, come nei disastri di massa.
La conoscenza del valore identificante delle arcate dentali ha radici antiche. Si narra che già nell’antica Roma, Agrippina riconobbe il cadavere della rivale Lollia Paolina, del cui omicidio fu mandante, proprio grazie ad alcune particolarità della sua dentatura.

La moderna Odontologia Forense, naturalmente, segue dettami più rigorosi e scientifici che la vedono nascere ufficialmente come scienza applicata all’identificazione nel 1897 con l’incendio del Bazar de la Charité, a Parigi, in cui persero la vita 126 persone fra cui la duchessa Sofia di Baviera, sorella della più celebre principessa Sissi. Le identificazioni avvennero in gran parte grazie alla documentazione dentale.
Le arcate dentali sono uniche per ogni individuo e la presenza o assenza di un dente, le cure, le protesizzazioni etc. sono elementi ad altissimo potere identificativo. Anatomicamente determinanti, le strutture ossee e dentali possono offrire un grado di “certezza” identificativa pari a quella di altre metodiche più note.
Avvalendosi di metodi economici e assai rapidi, altamente specialistici, permette una comparazione pressoché immediata dei dati ante e post-mortem consentendo l’associazione del cadavere con il soggetto scomparso (identificazione positiva) o, informazione altrettanto importante, l’esclusione dell’associazione.

Il processo multidisciplinare che vede coinvolti, oltre al Medico legale, l’Odontologo forense e/o l’Antropologo forense, è quello identificativo basato sulla determinazione del cosiddetto “profilo di identità generica”, ossia la determinazione di origine razziale, sesso, età, statura ed eventuali altre caratteristiche dei resti umani in esame per circoscrivere una rosa di soggetti compatibili su cui l’Odontologo Forense in primis esegue una comparazione dei dati dell’autopsia dentale uno ad uno (i cosiddetti dati post-mortem) con quelli raccolti dai familiari dello scomparso (dati ante-mortem).
I parametri importanti per un’identificazione efficace e affidabile sono principalmente la qualità dei dati ante-mortem e la comprovata esperienza degli Odontologi forensi chiamati a intervenire. Naturalmente sono avvantaggiati quei Paesi che hanno un archivio standardizzato e centralizzato a livello nazionale della documentazione odontoiatrica. Ad esempio, si veda quanto accadde per via dello Tsunami del 2004: evento che vide l’odontologia forense in grado di identificare ben più dell’80% delle vittime non thailandesi, percentuale molto maggiore rispetto alla popolazione locale di cui non era disponibile la documentazione clinica. In quell’evento le impronte digitali permisero l’identificazione del 9% dei cadaveri, mentre il DNA costoso e di lunga realizzazione fu utilizzato solo nello 0,5% dei casi (fonte: James, 2005).
Cadaveri rinvenuti e persone scomparse, purtroppo, sono notizie quasi quotidiane che hanno spinto il Ministero dell’Interno a considerare il problema dell’identificazione personale e a istituire nel 2007 il Registro generale dei cadaveri non identificati.

In Italia, secondo l’ultimo censimento del Ministero dell’Interno al 31 marzo 2019, le persone scomparse, tra il 1974 e il 2019, sono 58.312, di cui 16.268 adulti e 42.044 minori (72%). Dal 2014 al 2018 in Italia risultano scomparsi 62.105 minori, in gran parte stranieri, ritrovati 31.097 e da ricercare 31.008 mentre le denunce per scomparsa di minori sono 14.793, di cui 13.495 ritrovati e 1.290 da ricercare. Sono 1.258 i cadaveri non identificati al 19 maggio 2014 secondo l’ultimo censimento curato dall’ufficio del Commissario Straordinario per le persone scomparse. Ma il numero di cadaveri non identificati potrebbe essere sottostimato poiché è estremamente difficile fare un censimento completo, dovuto per lo più alla difficoltà di risalire ai casi più vecchi di cui verosimilmente si è persa traccia. Un tempo, infatti, non esistevano database per archiviare la notizia dei rinvenimenti su tutto il territorio nazionale. Inoltre i corpi senza nome, una volta autorizzata la loro sepoltura, lasciano gli obitori alla volta dei cimiteri e col passare di un decennio o due vengono sottoposti, come di consueto, all’esumazione ordinaria per liberare l’area di sepoltura. Ecco che una nuova analisi dei resti riesumati da parte dell’Odontologo forense e dell’Antropologo forense in particolare (vista la tipologia di resti in questione) potrebbe apportare un grande beneficio anche a questa fetta “sommersa” di cadaveri sconosciuti.
Dunque l’odontoiatria non è più solo “denti”, ma disciplina medica a tutti gli effetti, che ha saputo svilupparsi grazie a studi e ricerche delineando il proprio spazio nel panorama nazionale e internazionale. Anche in ambito forense la disciplina mette le competenze odontoiatriche a disposizione del processo penale e dell’investigazione scientifica, affiancandosi a pieno titolo alla medicina legale e alle altre scienze forensi.

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